«Quello che si aprirà il 12 marzo è il Conclave più difficile della storia recente. In gioco c’è la credibilità dell’istituzione e quindi il futuro stesso della Chiesa». Parole chiare quelle del teologo tedesco Peter Huenermann, uno dei più stimati al mondo e che sintetizzano lo stato d’animo con cui i 115 cardinali si apprestano ad eleggere il successore di Benedetto XVI. Hanno discusso molto in questi giorni i porporati che entreranno nella Cappella Sistina. La situazione critica nella Curia romana, il problema dell’evangelizzazione, i temi dottrinali, le sfide etiche che dovrà affrontare il Papa sono alcune delle questioni esaminate durante le Congregazioni. E che il confronto fosse necessario dopo gli scandali di Vatileaks e della pedofilia, le vicende dello Ior, le nomine e i trasferimenti contestati e soprattutto dopo la storica Rinuncia di Joseph Ratzinger, lo dimostra il numero di cardinali che si sono iscritti a parlare. 133 gli interventi, ma arriveranno a 150 visto che gli incontri continueranno domani. Discuteranno fino all’ultimo i cardinali prima di giurare sui Vangeli. Intanto nella Cappella Sistina tutto è pronto per accogliere i porporati-elettori che alle 16,30 di martedì entreranno in processione cantando litanie. Ieri sono stati montati il comignolo e le due stufe dove bruceranno le schede. Per avere la fumata bianca occorrerà che uno dei cardinali raccolga i due terzi delle preferenze: 77 voti. Le schede saranno bruciate al termine della seconda votazione, intorno alle 12 e dopo la quarta, alle 19. Ovviamente, se il Papa è stato eletto al primo scrutinio la fumata sarà alle alle 10,30 oppure alle 17,30. Ai cardinali è già stata consegnata la chiave della propria stanza a Santa Marta dove alloggeranno fino alla fine del Conclave. Impegnati ai massimi livelli i servizi di sicurezza vaticana che, contro i rischi di fughe di notizie, hanno schermato sia le stanze che i locali di Santa Marta, sia il tragitto che percorreranno i cardinali fino alla Sistina. «Bonificate» le stanze per paura di microspie o «cimici». Domani giureranno tutti coloro che entreranno in contatto con i porporati: medici, infermieri, gli autisti, gli addetti ai servizi mensa e alle pulizie. «Piegati» al silenzio finchè dal comignolo non comparirà la celebre fumata bianca. Occhi all’insù due volte al giorno dunque. Ma quando si prevede che si possa annunciare al mondo il nuovo Papa? «Forse anche in settimana», ha detto ieri padre Federico Lombardi portavoce della sala stampa vaticana, ricordando che nell’ultimo secolo i conclavi sono stati piuttosto brevi, due, tre, quattro giorni. «Credo che sia un processo che possa svolgersi senza particolari difficoltà» ha osservato. Facendo intendere che ognuno dei 115 elettori entrerà nella Sistina con un nome già in testa. Il candidato in vantaggio è Angelo Scola, arcivescovo di Milano e già patriarca di Venezia. Conlui ci sarebbero alcuni dei curiali italiani e diversi europei. Un altro candidato considerato molto forte è il brasiliano Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo, ma godono di un pacchetto di voti considerevole anche l’ungherese Peter Erdo, il francese Vingt-Trois, il canadese Marc Oullet e l’arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn. Ci sono poi gli americani che nessuno sottovaluta. Sean O’Malley arcivescovo di Boston potrebbe raccogliere consensi così come Timoty Dolan. Poi ci sono gli outsider. Come ha detto nei giorni scorsi un elettorale americano: «Vedrete sarà una sorpresa ».

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