ROMA Tutti in marcia dal Colosseo al Parlamento. I neo deputati e senatori di Movimento 5 stelle arriveranno in corteo per la prima seduta delle Camere fissata per il prossimo 15 marzo. Lo ha annunciato il deputato Simone Vignaroli a un’assembla di attivisti, lanciando un invito ai simpatizzanti: «Venite ad accompagnarci fino alla porta». C’è attesa e curiosità per lo sbarco dei grillini nelle istituzioni. Oggi è previsto un nuovo «conclave» dei parlamentarimaquesta volta senza Grillo nè Casaleggio. Intanto a una settimana dalla prima riunione dopo il voto, secondo quanto riporta l’Huffington Post, Gianroberto Casaleggio avrebbe minacciato di lasciare il movimento se M5S decidesse di dare l’appoggio a qualche partito. Lo ha rivelato Roberto Cotti, eletto senatore in Sardegna nella file dei grillini. «Casaleggio ha detto che se decidessimo di dare l’appoggio a qualche partito lui lascerebbe il Movimento» scrive in un post Cotti. Quanto alla linea che M5s seguirà, il senatore sardo spiega: Non ci sono state sorprese sulla lineada tenere già tracciata primadelle elezioni col decalogo firmato da tutti i candidati che prevede nessun sostegno ai partiti politici, quindi nessuna fiducia a Bersani o chi per loro: se lo facessimo rischieremmodi scomparire», avverte. A pochi giorni dall’inizio delle consultazioni per il governo fissata da Napolitano per il 19 marzo la strada per Pier Luigi Bersani appare sempre più stretta e l’ipotesi di un ritorno alle urne, forse già a giugno, resta al momento la più probabile. «Se non ci sarà il governo Bersani mi sembra giocoforza che si torni a votare» avverte Matteo Renzi. Di fronte al bivio «tra sfascio, ingovernabilità e nuovo voto a giugno preferiamo il nuovo voto», ribadisce Angelino Alfano. Il segretario del Pdl in un twitter aggiunge di «avere grande fiducia nella saggezza e nella serietà dei comportamenti del presidente Napolitano» ma riconocsce che la prima parola spetta ora a Bersani. Il segretario del Pd intanto ribadisce che non esiste alcun piano B. Lui, se e quando Napolitano gli darà l’incarico esplorativo per formare il governo, proporrà la sua agenda fatta di otto punti, cercando di mettereM5S di fronte alle sue responsabilità. Per ora il Pd è compatto sulla linea uscita dalla direzione: nessun accordo con il Pdl. Ma se Bersani dovesse fallire, sarà Giorgio Napolitano a riprendere il pallino in mano. E il presidente non fa un mistero che il Colle non rinuncerà a provare a dare un governo al paese: «La crisi non aspetta», ripete Napolitano.

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