Microsoft ha lavorato per tre anni a Windows 8 e cinque giorni dopo il suo lancio sul mercato, arriva a Redmond la prima querela per violazione di brevetto. L’azienda SuriCast fa notare che Microsoft con le live tile ha violato un brevetto degli anni Novanta. Effettivamente il gigante dei software possiede solo un brevetto sulle live tile presenti sui dispositivi mobile, mentre Windows 8 gira anche su computer fissi. Spetterà a un giudice chiarire se Microsoft deve pagare le tasse di licenza a SurfCast. Un processo che sarà lungo e costoso. Il New York Times riporta uno studio della Stanford University secondo cui la guerra dei brevetti è costata negli ultimi anni 20 miliardi di dollari e la fine sembra ancora lontana Molli dei processi iniziali anni fa sono ancora in corso (si veda a sinistra). L’eccessiva durala è condizionata da un sistema in cui molli diritti di tutela sono formulati in maniera banale e decisamente ridicola. Apple nell’ottobre 2012 ha rilasciato un brevetto sulla funzione dell’iPhone e dell iPad che riconosce se una cuffia o un headset sono stati collegati all’uscita audio. Un mese dopo il produttore di iOS ottiene un brevetto su un dispositivo portatile con display dalla forma rettangolare e con gli angoli arrotondati Ma la concorrenza detiene un brevetto insignificante. Per i tribunali è difficile risolvere rapidamente la disputa sui brevetti. Di solito la controparte contesta la validità del brevetto. D’altra parte le formulazioni di carattere generico possono essere intese in vari modi: “1 brevetti non vengono interpretali in maniera univoca e proprio per questo a volte si riconosce una violazione, a volte no, altre volte invece il brevetto è dichiarato non valido e poi valido’’, spiega Florian Müller. L’analista di brevetti segue molti dei processi che si stanno svolgendo in questi anni. Scopo delle querele per violazione di brevetto sono i divieti di vendita per la concorrenza che giovano al proprio fatturato. Apple da questo punto di vista si è rivelata molto agguerrita. L’azienda californiana ancora non è riuscita a imporre un divieto di lunga durata e, all’inizio del 2012, ha dovuto eliminare dai negozi online europei i modelli più vecchi di iPhone e ÌPad perché i chip baseband violavano i brevetti di Intel. Anche Motorola è rimasta coinvolta l’estate scorsa: molti degli smartphone con sistema Android, come Atrix o Razr, non sono stati più commercializzati in Germania. I grandi produttori come Samsung. Htc o Google finora non hanno mai temuto divieti di questo tipo. Le udienze di appello in corso, Luttavia, potrebbero cambiare la situazione: un tribunale americano solo nei prossimi giorni deciderà se Samsung, con la serie Gaiaxy, ha violato diversi diritti di Apple In prima istanza i coreani sono stati condannati a pagare una sanzione dì 1 miliardo di dollari e ai divieto di vendita. In altri grandi processi sono stati raggiunti accordi ancora più costosi. Oracle e Google stanno negoziando le tasse di licenza per un brevetto lava violato con Android, mentre Apple e Htc, a novembre 2012, hanno deciso di comune accordo di condividere i brevetti in futuro. Precorritrice degli accordi sui brevetti è Microsoft: il produttore di software incassa molto più denaro con i diritti utilizzali per Android che con TiPhone. Attenzione, arrivano i troll Aziende come Lodsys o Intellectual Venture avrebbero guadagnato cifre da capogiro con i brevetti sugli smartphone. I nomi non vi suggeriscono nulla? In realtà queste aziende non producono e non vendono prodotti. Fanno invece incetta di brevetti di aziende minori trasformandoli in fatturato, di solito in un tribunale. Il business cresce; nel 2011 i cosiddetti “patent troll” hanno guadagnato 29 miliardi di dollari. In base a uno studio del congresso americano, le querele dei troll negli Usa costituiscono olire il 40% di tutte le azioni per violazione di brevetto, mentre diminuisce il numero delle querele delle aziende produttrici. I troll sfruttano i 250.000 brevetti per telefonia mobile in circolazione, molto più di quelli che i produttori potrebbero esaminare alla ricerca di possibili coincidenze quando sviluppano nuovi prodotti. In tribunale gli imputati preferiscono pagare piuttosto che aspettare la fine del processo. Un atteggiamento comprensibile dal momento che nel 92% dei casi i processi dei patenl troll possono anche non riconoscere la violazione del brevetto. Si fanno sempre più insistenti gli appelli per una riforma del sistema. Le proposte atluali sono radicali e con scarse probabilità di successo: abrogazione dei brevetti sui software e riduzione del periodo di validità in particolare per i proprietari del brevetto. Fino a quando si troverà una soluzione e verrà trasformata in legge, Microsoft potrebbe già avere pagato le tasse di licenza alla SurfCast.

Cosa ne pensi? Lascia un commento