Passateci una metafora adatta ai tempi. Se il Parlamento fosse simile al mercato degli smartphone, l’Aula sarebbe tutt’altro che bloccata. Saremmo in un sistema fondamentalmente bipartitico. Anzi, avremmo un’ampia forza maggioritaria, incarnata da Android ovvero da Google (69% nell’ultimo trimestre 2012). E un forte partito di opposizione, iOs ovvero Apple (20-22% a seconda delle stime). Poi ci sarebbero gruppi che sgomitano ma che a oggi faticano anche solo a guadagnare qualche seggio. Che tra loro si annidi il potenziale Movimento 5 Stelle? Difficile a dirsi. Ma qualcosa si muove. Al Mobile World Congress di Barcellona si è visto ad esempio Firefox Os. Una piattaforma nuova che vanta un nobile pedigree. L’origine è nella Mozilla Foundation, l’organizzazione non profit che cura (tra l’altro) lo sviluppo del browser Firefox. Il software per navigare su Internet che anni fa ha spezzato il monopolio di Microsoft Internet Explorer (oggi Firefox è usato dal 25% degli utenti italiani). Firefox Os punta ad abbattere gli steccati tra il web e le app, puntando sul cloud e su Html 5, evoluzione del codice con cui sono scritte le pagine Internet. Un sistema aperto, non vincolato a un solo store per installare nuovi software. «iOs di Apple ha 100 mila sviluppatori, Android di Google 400 mila. Ma ce ne sono 10 milioni che lavorano per il web ed è a loro che ci rivolgiamo » hanno detto durante la presentazione quelli di Mozilla. Il tutto con l’afflato etico che da sempre contraddistingue la Fondazione: «Non lavoriamo per guadagnare, lavoriamo per creare un beneficio alla comunità. E non sarà necessario chiedere il permesso a Mozilla per agire. Non stiamo cercando di dirti quale contenuto puoi o non puoi avere» ha detto a Corriere.it Mitchell Baker, presidente di Mozilla, tirando una stoccata a Apple (ma anche a Google). Il progetto è coraggioso ma a Barcellona si è capito che non è campato in aria. I partner privilegiati saranno gli operatori, con accordi già firmati in molti mercati. Si partirà con i primi dispositivi nella seconda metà dell’anno, in Paesi quali Brasile, Messico, Polonia, Spagna e produttori importanti come i cinesi di Zte e Huawei, i coreani di Lg, i francesi di Alcatel. Saranno smartphone economici, intorno ai 100 dollari, ma Mitchell Baker guarda oltre il low cost: “Siamo in grado di offrire le migliori prestazioni in qualsiasi fascia di prezzo”. In Italia ha mostrato interesse Telecom, ma è presto per parlare di prodotti con Firefox Os nel nostro Paese. Il sistema con il logo del volpino infuocato non è l’unica piattaforma alternativa ad Android-iOs. Ci sono intanto i big. Windows Phone 8 è una realtà: in Italia, grazie soprattutto ai Lumia di Nokia, Microsoft sarebbe già arrivata al 14% del mercato. E dovrebbe ricevere spinta proprio dai nuovi Lumia, scesi a prezzi abbordabili: il modello 520 mostrato a Barcellona starà sotto la soglia dei 200 euro. BlackBerry 10 è invece la scommessa, difficile, dell’azienda canadese. Il primo modello, lo Z10, ha avuto una buona accoglienza, si attende il Q10 dotato di tastiera fisica. Samsung invece svelerà nel corso dell’anno il suo sistema Tizen. Benché il marchio coreano domini il mercato con i suoi smartphone Android (il 14 marzo a New York mostrerà l’atteso Galaxy S IV), vuole crearsi anche un «piano B». Servirà per aggredire i mercati emergenti con telefoni veloci ma economici. Tizen è un sistema della famiglia Linux, da cui arrivano anche altri due progetti. Uno è Ubuntu, la distribuzione (ovvero versione) più famosa di Linux per pc che prova a fare il salto sugli smartphone. L’altra, nata dalla fine di MeeGo abbandonato da Nokia, si chiama Sailfish e lo porta avanti una società chiamata Jolla. Azzoppare i giganti Google e Apple sarà un’impresa disperata ma forse, in un mercato che quest’anno arriverà a oltre 800 milioni di smartphone, un posticino c’è per tutti.

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