All’inizio di ottobre, Apple computer ha venduto il suo centomilionesimo iPad. Niente male per un dispositivo presentato appena 30 mesi prima, fra i commenti divertiti di chi prevedeva un clamoroso flop. Le cose sono andate diversamente. e ora il resto del mondo informatico sta rincorrendo la casa della Mela. Nel giro dì due anni il tablet è diventato uno degli strumenti digitali più popolari. secondo solo allo smartphone. Il motivo di questo successo. però, non sta tanto nelle caratteristiche hardware dei tablet, fattore di forma a parte. Il vero motivo del loro successo è che sono macchine versatili come i PC, ma più facili da usare e da manutenere. E molta parte di questa versatilità, facilità e manutenibitità è dovuta ma all’ecosistema che li circonda. ECOSISTEMI Semplificando e schematizzando al massimo, un ecosistema è composto da un sistema operativo, uno o più tablet compatibili. un certo numero di applicazioni, e almeno un negozio dove acquistare programmi, applicazioni e servizi. Immaginiamo non sfugga a nessuno che è lo schema messo in piedi, anni fa, da Apple, inizialmente per i suoi iPhone, ampliando un’idea già applicata agli ÌPod. e solo in seguito esteso con l’arrivo di iPad. Il fatto che un ecosistema debba comprendere tutti questi elementi per imporsi sul mercato appare oggi scontato: eppure, molti concorrenti di Apple sono arrivati a capirlo solo di recente. Microsoft, per esempio, è arrivata buona ultima, rendendo ufficialmente disponibile il suo ecosistema (formato dai tablet Surface, dal sistema operativo Windows 8 e dal relativo Store) solo alla fine dello scorso ottobre. In mezzo fra l’ecosistema dominante (Apple iOS) e l’ultimo arrivato, c’è lo sfidante “storico”, ovvero il mondo di Google Android. un sistema molto ben piazzato sugli smartphone ma che fatica non poco a trovare una “linea” credibile sui tablet. La colpa sembra essere proprio di Google, che ha in mano le redini dell’ecosistema essendo titolare del sistema operativo e del (principale) negozio. La guerra dei tablet pare essere ormai un confronto a tre. Pare. Perché uno dei tre ecosistemi, ovvero quello Android, ha caratteristiche piuttosto peculiari, in parte per il fatto di essere collegato ai movimenti del software libero, ma soprattutto perché sulla piattaforma operano più fornitori di servizi e contenuti, e chi dovrebbe esercitare il controllo sulla piattaforma, Googìe, ha probabilmente altro da fare. Con il risultato che si stanno delineando delle spaccature che potrebbero portare, nel prossimo futuro, ad avere su! mercato dej sotto-ecosistemi Android.

Cosa ne pensi? Lascia un commento