Essere al top in un particolare ambito non è facile… Non solo devi costantemente dimostrarti degno si stare in vetta, fronteggiando gli attacchi della concorrenza, ma devi anche scontrarti con l’antipatia che alcuni hanno nei confronti dei vincenti. Lo sanno bene marchi come Sony, Apple e Microsoft che nei loro momenti di maggior successo hanno dovuto vedersela con gli sciocchi pregiudizi di chi è contro per principio. Chiariamo quindi subito un punto. Call of Duty: Black Ops II è oggettivamente un grande prodotto e qualsiasi tentativo di demolirlo è assolutamente pretestuoso. Nessun vero amante dei videogiochi potrebbe dire il contrario e chi lo fa, è solo in cerca di facile approvazione di una ristretta cerchia di “bimbi minchia”! Certo, non è esente da difetti e imprecisioni (e noi ve ne elencheremo un bel po’ in questa recensione), ma quello che mette in campo è comunque sufficientemente buono per farlo svettare sopra la media degli altri FPS bellici. Già solo la modalità zombie e il multiplayer sono talmente estesi da poter essere considerati come “giochi a parte”. per dirla in modo più brutale, questo Call of Duty è come se fosse un pacchetto contenete tre titoli al prezzo di uno. Procediamo però con ordine e iniziamo con la modalità storia su cui c’è molto da dire. La lunghezza è di circa 10 ore, ovvero leggermente superiore alla media se giocata al livello di difficoltà giusto. Ci sono però numerosi fattori di rigiocabilità che ne allungano la vita, primo tra tutti lo sviluppo narrativo che cambia in base alle vostre azioni (per scoprire l’altro fattore leggete l’apposito box). Le promesse fatte in fase di presentazione del gioco sono state mantenute e nel corso dei livelli ci sono alcune sequenze critiche, dove i risultati che otterrete influenzano lo sviluppo della storia. Scelte! Questo è il tema portante della storia di Black Ops II! Potrà sembrarvi strano, ma dietro al solito FPS bellico si nasconde una trama che vuole spingervi a riflettere su come le decisioni fatte in passato plasmino il futuro. Questo è particolarmente evidente quando si mettono in relazione i livelli che si svolgono nell’era della guerra fredda e quelli ambientati nel 2025 (di cui trovate maggiori info in uno dei box). Come in tutti i Call of Duty la narrazione è frammentaria, anche se più omogenea rispetto al precedente Black Ops. Le sequenze non interattive sono sotto tono esteticamente, ma assolutamente fantastiche per dialoghi e approfondimento psicologico dei personaggi. Le motivazioni di ogni protagonista sono finalmente chiare, i dialoghi credibili (a parte quelli del comico ammiraglio sboccato) e la trama scorre in modo piacevole. In alcune scene dovrete fare attenzione ai dettagli, ascoltare attentamente i dialoghi, capire bene quello che succede intorno a voi. Certo, potete sempre correre e sparare fregandovene di tutti e di tutto, ma perdereste una parte molto importante del gioco. In molti FPS siete guidati su un percorso obbligato, con poche alternative, ma non qui. Anche nelle missioni più lineari, se avrete la pazienza di guardarvi attorno, potrete trovare vie alternative per prendere i nemici alle spalle o per pianificare tattiche più efficaci. Certo, non avrete l’assoluta libertà di un titolo sandbox, ma non vi sentirete come se steste seguendo solo binari prestabiliti. Avrete ancora più sensazione di libertà nell’altra innovazione molto pubblicizzata di Black Ops I I . le fasi Strike Force. Si tratta di livelli speciali che si sbloccano nel corso della narrazione e possono essere giocati liberamente in alternativa alle missioni della storia. In pratica sono di livelli di medie dimensioni che cercano di replicare la frenesia degli scontri multiplayer. Quello che dovrete fare è portare a termine specifici obiettivi come difendere una zona, arrivare in un’area e conquistarla, uccidere un bersaglio e così via.

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