Maria De Filippi c la regina indiscussa della televisione italiana. In qualsiasi fascia oraria e in qualsiasi giorno della settimana compaia sul piccolo schermo mette in riga la concorrenza: Uomini e donne, Amici e C’è posta per te sono le sue creature. E lei, infatti, che ha «inventato» dal nulla i vari Costantino Vitagliano, Daniele Interrante, Marco Carta, Alessandra Amoroso ed Emma Marrone, portandosi a casa, nel frattempo, anche dieci Telegatti. E, incurante delle critiche che le muovono gli esperti del settore (Aldo Grasso, per esempio, l’ha definita «La burattinata dei poveri Cristi»), è diventata anche manager di se stessa creando una società di produzione Tv (la Fascino), clic vende all’estero i suoi format. Eppure, ventanni fa, quando completamente spaurita si sedeva nel salotto di Amici al posto di Leila Costa raccontando gli scontri generazionali tra padri e figli, nessuno avrebbe osato prevedere una simile scalata. Oggi, di quella ragazza goffa e ingessata in tailleur in perfetto stile Queen Elisabeth non c’è più nulla, tanta è la disinvoltura e la padronanza della situazione davanti alla telecamera. Passati i cinquanta, la moglie di Maurizio Costanzo è in splendida forma e per tutti è diventata solo Maria. Le è rimasta solo quella sottile diffidenza verso la stampa e i giornalisti che rende rare le interviste che concede. Ma se si presta poco alle esigenze dei giornali, quando si lascia avvicinare, il suo racconto è come un fiume in piena: senza riserve Maria si apre e si lascia conoscere. Si aspettava tutto questo? «Per niente. Io da piccola volevo fare la benzinaia. La Tv non era proprio nei miei piani. Dove vivevo c’erano un benzinaio, il bar dei giovani, il bar dei vecchi e un alimentari. Nient’altro. Corrado, il benzinaio, era davanti a casa nostra e spesso stavo con lui. Pensavo che quel mestiere fosse fonte di grandi guadagni perché il suo portafogli era sempre pieno di banconote. Così tornavo a casa e ogni volta era la solita solfa: “Papà, ma perché non fai il benzinaio”?». Com’era la sua vita? «Papà aveva un’azienda agricola che faceva vino. Mamma era una professoressa di italiano, latino e greco. Non dimenticherò mai il giorno in cui andò a parlare col preside del liceo classico davanti a me: “È diversa da suo fratello, meglio se la mettete in una sezione più facile”. Aveva ragione. Non studiavo, ma ero furba e brava a copiare. Una volta mi aveva nascosto il libro di italiano e io per tre mesi non me ne sono accorta. Alla maturità, però, ho preso un voto alto. Ormai posso dirlo: ho copiato. Poi, all’università sono diventata una secchiona: non so cosa mi è scattato dentro, ma sono diventata bravissima. Giurisprudenza mi appassionava. Sono partita con la voglia di far bene e se non prendevo almeno 29, rifiutavo il voto. Mi sono laureata con 110 e lode. Ho iniziato a spedire curriculum ovunque, ma non mi ha mai chiamata nessuno. Cosi mi sono mantenuta scrivendo tesi di laurea su commissione: mi davano un milione e mezzo a tesi». Com’è entrala nella sua vita la televisione? «Ho conosciuto Maurizio al Festival di Venezia. Era il moderatore in un convegno contro la pirateria organizzato dalla società per cui lavoravo. Mi ha proposto di venire a lavorare a Roma con lui. Mi ha insegnato molto, ma non mi ha mai forzato ad assomigliare a lui». 1 suoi genitori come hanno preso la notizia della vostra storia d’amore? «Mamma ha preso il telefono e l’ha chiamato: “Scusi, ma lei che è già sposato, che vuole da mia figlia?”. Maurizio le ha risposto che aveva intenzione dì separarsi e lei si è quietata. A papà l’ho detto con più riluttanza, mentre mi lavavo i denti. Non ha battuto ciglio. Era preoccupato. Gli ho scritto una lunghissima lettera, l’unica che gli abbia mai scritto, e le cose sono cambiate. Poi, quando Maurizio è venuto a Pavia a conoscere i miei, mamma se lo è studiato, mentre papà è stato immediatamente conquistato dalla sua parlantina. Gli uomini sono molto più semplici: bofonchiano, ma hanno meno retropensieri di noi donne». Ha appena festeggiato i vent’anni di carriera (il debutto è avvenuto il 26 settembre del 1992). Come vive oggi le critiche? «Non mi offende fare programmi nazionalpopolari, mi lusinga. Chi mi critica è snob, miope. Uom ini e donne non va giù a nessuno. Ma non hanno mai cercato di capire il ironista da un punto di vista sociologico. Il ironista non piace neanche a me, ma evito di pensare continuamente che sono meglio di lui. Però, onestamente, sono stanca di portarmi dietro il peso di quella che vince sempre. Ci metto tanto per fare bene il mio lavoro, ma non mi interessa vincere. Non ho l’angoscia delio share. Ma ho l’angoscia, quella sì, che un giorno i giornalisti mi dicano: “Hai perso”». Amici, invece, è un programma che le ha dato grandi soddisfazioni «Spero che ai ragazzi a casa anivi il messaggio che per farcela nella vita bisogna faticare. Io, poi, sono pazza di loro. Vorrei essere come i miei ragazzi. Non accettano sfumature: sono bianchi o neri, o ti amano o ti odiano. Eppure, tutte le volte che si apre il kd mi sento svenire per l’emozione. E chiedo a una signora dietro le quinte un Oki. Chissà perché mi sono convinta che se lo prendo, non svengo». Come riesce a seguire i ragazzi una volta fuori dal programma? «Emma Marrone, Pierdavide Carene, Alessandra Amoroso, Valerio Scanu e Marco Carta hanno cercato questo rapporto. Fin dall’inizio si sono posti nei miei confronti in modo paritario. Non venivano da me solo perché sono “la De Filippi” e potevo aiutarli. E per questo che ho vissuto con loro i pianti, le crisi, le difficoltà». Come li rassicura sulle incertezze del mondo dello spettacolo? «Seguo il loro lavoro, rompo le scatole perché abbiano i produttori giusti. Con me i ragazzi fanno il liceo, con le case discografiche l’università: non voglio che vengano struttati ». 11 suo Amia ideale? «Il mio sogno è di fare quattro, cinque serate di fila, alla Sanremo. Non perché voglio copiare il Festival, ma perché è giusto fare così. C’è un meccanismo diverso. Se ho una canzone e la faccio sentire quattro sere di fila, se piace, piace. Se non piace, non piacerà mai. E poi darebbe a chi viene a cantare anche meno angoscia». C’è un programma che non rifarebbe? «Ho sempre creduto in tutti i programmi che ho fatto. L’importante è capire quando dire basta. Amici, nella versione padri e figli, I*ho chiuso quando mi sono resa conto che la gente veniva solo per le telecamere e non più per risolvere i problemi. A un certo punto anche la mia carriera finirà, perché è giusto così. Quel giorno spero di riuscire a gestirlo nel modo giusto per non diventare patetica». Da poco anche suo figlio Gabriele ha iniziato a lavorare con lei Non sembra una che pensa a un ritiro a breve termine. «Con orrore di mia madre gli ho detto che preferirei che non facesse l’università. Gli ho detto: “Vieni a lavorare con me, così impari un mestiere e poi decidi”. Lui non è affatto interessato a quello che faccio, gli piace il disegno. Ma vorrei che capisse che l’università non la deve fare per una convenzione sociale, ma solo se ne ha veramente voglia». Che genitori siete lei e Maurizio? «Siamo entrambi pazzi di Gabriele, ma in modo diverso. Quando l’abbiamo adottato aveva già 10 anni. Così ci siamo dati del tempo per volerci bene. Il giorno che sono riuscita finalmente a sgridarlo mi sono resa conto che eravamo diventati una famiglia. Ora non potrei mai vivere senza di lui». Ha qualche paura o è una superdonna anche a casa? «Mi spaventa la solitudine. Mia madre ha passato gli ottanta, ma ha me e mio fratello sempre vicini. Spero di invecchiare nello stesso modo. L’idea dell’anziano seduto su una panchina da solo mi terrorizza. Quando Maurizio parla della sua morte mi tappo le orecchie per non sentire. Penso che quel giorno sarà devastante. Come quando è morto mìo padre».

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