«Nonostante tutte le ferite che il delitto e il processo hanno aperto, noi e la famiglia di Melania abbiamo continuato a restare in rapporti civili solo per amore della bambina». Anche la mattina dopo la condanna di Salvatore Parolisi, sua sorella Francesca è andata a casa Rea a prendere Vittoria: lei e i genitori di Melania hanno evitato di parlale della sentenza che il giudice aveva pronunciato soltanto poche ore prima. Senza guardarsi negli occhi, si sono limitati ad accarezzare la piccola, e a dirle: «Ciao!». Ma ora questo difficile equilibrio rischia di essere travolto proprio dalla condanna di Salvatore Parolisi al carcere a vita. Le sue due famiglie, per spiegare alla piccola Vittoria l’assenza del papà, hanno cominciato a dirle cose diverse, in contraddizione tra loro. Mi rivela, infatti, Rocco Paralisi: «Non le abbiamo detto nulla della condanna. Da quindici mesi non facciamo che dirle: “Papà è via per lavoro” . E Salvatore, quando telefona dal carcere, le dice: “Sto lavorando in un posto lontano, amore mio, ma tornerò presto”. Ebbene, non ce la siamo sentita di dirle: ‘Tapà non tornerà mai più”. Anche Salvatore, che l’ha chiamata dal carcere il giorno dopo essere stato condannato, ha trovato la forza di fare finta che non fosse accaduto niente. Oltretutto, questa è solo la sentenza di primo grado e noi familiari, che siamo certi dell’innocenza di Salvatore, siamo convinti che sarà assolto in Appello. Non abbiamo detto niente alla bambina perché speriamo che le cose si mettano a posto da sole, che Salvatore tomi libero prima che lei sia già abbastanza grande da capire tutto». Ma zio Michele, il fratello di Melania, ha detto alla nipotina una cosa totalmente diversa. «Le ho spiegato che il papà è in un posto dove vanno le persone che hanno fatto cose cattive», afferma infatti Michele. Questa franca spiegazione è completamente all’opposto della pietosa bugia secondo cui «papà è al lavoro». E io chiedo a Gennaro Rea, il papà di Melania: «Come ha reagito la bambina a questa “rivelazione”?». «Ha reagito bene, non è parsa turbata», è la risposta. «Ma non teme»,
chiedo ancora «che lei possa sentirsi disorientata, sentendo che le sue due famiglie danno versioni diverse sulla sorte del papà?». «Mio figlio Michele non ha agito di testa sua», mi risponde Gennaro Rea «ma ha seguito il consiglio degli psicologi, che ci hanno raccomandato: “Non dovete mentire alla piccola: bisogna rispondere alle sue domande in modo adatto alla sua età, ma dicendo sempre la verità. Un giorno 0 l’altro vostra nipote scoprirà comunque la tragedia: e, per quanto questo possa essere difficile per voi e per lei, è meglio che venga a sapere tutto dai suoi cari invece che da estranei”. Se poi i familiari di Salvatore si comportano diversamente, ci dispiace, ma non possiamo farci nulla». Intanto, dalla cella in cui è rinchiuso nel «posto in cui vanno le persone che hanno fatto cose cattive », Salvatore Paralisi, che continua a proclamarsi innocente, vuole battersi anche per potere incontrare Vittoria. Mi dice suo fratello Rocco: «Per Salvatore, la condanna peggiore non è l’ergastolo: è il fatto di non vedere sua figlia. Da quando è stato arrestato, 1 genitori di Melania non ci hanno mai permesso di potare la piccola a trovare il papà in carcere». La condanna, però, ha tolto a Salvatore anche la patria potestà sulla bambina. «Ma lui stando al la legge, può ugualmente incontrarla », mi dice l’avvocato Federica Benguardato, una dei legali di Salvatore Parolisi. «La perdita della patria potestà toglie a Salvatore la facoltà di prendere decisioni riguardanti sua figlia: scegliere la sua scuola, per esempio. Ma questo non cancella né il suo diritto a vedere la bambina, né il diritto della bambina a vedere il suo papà». «Non vogliamo che veda II padre» I familiari di Melania Rea, però, fanno sapere che, se la famiglia Paralisi tornerà a chiedere di potere pollare la piccola a trovare il papà, loro si opporranno ancora. «Non diciamo questo per punire Salvatore», mi dice Gennaro Rea. «Anche se non potremo mai perdonarlo, non vogliamo fare crescere nostra nipote nell’odio per suo padre. Se lei, crescendo, dirà: “Voglio vederlo, voglio conoscerlo, sono pur sempre sua figlia”, noi non ci opporremo. Ma, finché lei non sarà abbastanza grande da potere esprimere un parere, noi vogliamo risparmiarle il trauma di vedere suo padre chiuso in una prigione». È in questo quadro di tensioni e di conflitti che la bambina di Melania Rea e Salvatore Parolisi, “contesa” tra due famiglie che la amano molto ma non possono andare d’accordo tra loro, si affaccia alla vita. Gioca, canta canzoncine all’asilo, sembra serena. Ma nessuno, nemmeno gli psicologi che la stanno seguendo, è in grado, ora come ora, di misurare la profondità del dolore che il distacco da mamma e papà può avere segretamente creato in lei. Nel frattempo i suoi ricordi dei genitori in carne e ossa, che lei ha visto per l’ultima volta quando aveva un anno e mezzo, stanno diventando sempre più sfocati nella sua mente. La mamma, per lei, è una fotografia sorridente alla quale mandare i bacetti. E il papà è una voce che sente al telefono una volta alla settimana e che ogni volta le promette: «Tornerò».