E’stato il primo a dichiarare pubblicamente che le corde vocali di Emma Marrone erano in pericolo. Lanciando in qualche modo l’allarme. Stop, per questo, ha incontrato il maestro Nazzareno Carusi e lui ci ha spiegato perché la giovane cantante rischia grosso. Svelandoci anche un aneddoto musicale non proprio lusinghiero che riguarda Adriano Celentano e una sua canzone… Sei stato il primo a lanciare un allarme sullo stato di salute delle corde vocali di Emma Marrone. Cosa ti ha spinto a farlo? «Più che lanciare un allarme, ho solo detto la mia. Già a Sanremo Emma mi sembrava spingersi oltre il limite dell’urlo, pericolosissimo per le corde vocali. Lo scrissi senza pretendere d ’avere ragione. La mia era una constatazione non da medico ma da musicista, perché i suoni, e quindi la voce, hanno una naturalezza che sentivo “sforzata”, col rischio di farsi male. Tutto qui». Emma di recente ha ammesso questa sua problematica, dichiarando che si sta facendo curare. Che effetto ti ha fatto? «Quando l’ho letto ho provato dispiacere nell’avere ragione. Poi lei ha twittato che la sua voce brilla e allora sono stato felicissimo che tutto fosse a posto. Perché non so se s ’è capito, ma anch’io la adoro». «Si sta curando, sono felice per lei» Se non se ne fosse accorta, quali rischi avrebbe potuto correre? «Le corde vocali, come tutto il corpo, non devono essere sottoposte a stress innaturali. Sollecitate senza criterio, si ammalerebbero. Io non sono un foniatra (che studia il trattamento delle patologie della comunicazione umana, ndr), ma lo sanno tutti che è così». Un domani ti piacerebbe collaborare con lei? «Certo! Emma e la sua voce hanno una bellezza selvaggia, l’ho già detto. E il repertorio non sarebbe un ostacolo. Per esempio, canterebbe benissimo le Romanze di Tosti e D’Annunzio. Sono canzoni stupende e lei darebbe loro una luce che forse non hanno mai avuto». In questi giorni sei al centro dell’attenzjone anche per un’accusa di plagio che hai mosso nientemeno che a Celentano… «Non a lui, in verità, ma agli autori della musica di 77 penso e cambia il mondo, Saggese e Lipson. Proprio Celentano, di recente, ha ammesso la cosa, prendendo le distanze dai suoi autori. Il Clan ha pubblicato una precisazione, che infatti non è una smentita». Tutto risolto, quindi? «No, perché la questione credo sia più grave, però, di come la mettono loro. Chopin non è solo implicato nell’introduzione del brano o puramente citato. Tutta la melodia di 77 penso e cambia il mondo è una variazione di quella del Preludio opera 28 numero 20 e il suo accompagnamento è sostanzialmente questo stesso Preludio per intero. Saggese e Lipson l’hanno preso, rielaborato e (qui sta il punto che non accetto) se lo sono intestato come se fosse il loro, originale, prendendose- : ne così tutti i diritti musicali. E quindi i soldi, vita naturai durante. Eppure la Siae prevederebbe il deposito della rielaborazione di un’opera di i pubblico dominio, sottoposta però a una commissione che ne valuti gli elementi musicali nuovi per decidere se possano generare (e quanti) diritti d ’autore». «La mamma mi ha trasmesso passione» Passando invece a te, come nasce la tua passione per la musica? «Per mia mamma. Se n’è accorta lei. Ancora adesso suona benissimo. Mi mandò a lezione che avevo cinque anni. A casa si sedeva vicino | a me un’ora la mattina, prima di andare a scuola, e un paio il pomeriggio, quando tornavo. Studiava con me e ancora adesso le chiedo cosa pensi quando affronto prove nuove». Spesso hai attaccato i talent show, mettendo in discussione alcuni loro aspetti. E se un domani ti invitassero in giuria o a fare l’insegnante, accetteresti? «Non li ho attaccati, dai. Ho detto solo in maniera un po’ brusca, lo ammetto, che vanno presi con le molle, che potrebbero scottare chi li affronta senza preparazione oppure con una brutta tendenza alla sgomitata pur di farsi spazio, credendo che così si arrivi a essere velocemente come Emma, per esempio. Invece ci corrono anni luce e chi la pensa così fa la fine del povero illuso. Ma ho anche aggiunto, e ne sono convinto, che non sono cattivi a priori. Quindi sì, con queste idee in giuria o a fare l’insegnante ci andrei. Perché no?!». Quando non lavori, cosa ti piace fare? «La musica non è un lavoro, è vita. E la vita è tutto. Gli occhi di mia moglie Barbara, quelli dei miei figli, la mia famiglia, la gente al bar e per strada, gli amici, i libri e i giornali, la politica. Quelli che mi scrivono per dirmi la loro. Sono curioso. E il tempo di crisi che viviamo fa ; soffrire molte persone, purtroppo, ma suggerisce anche tante opportunità. Ecco, quando non suono mi piace intravedere che tipo di colori ci siano al di là del nero che adesso pare soffocarci ».

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