«Questa sentenza, che è solo il primo atto di una guerra che non è ancora terminata, è stata una sconfitta per tutti : la mente umana si rifiuta di accettare che l’assassino di tua sorella è l’uomo che lei aveva sposato e che noi abbiamo accolto in casa e accudito. Possiamo dire che Melania ha avuto giustizia, possiamo affermare che l’ergastolo a Salvatore Parolisi è un atto di giustizia per tutta l’Italia, ma abbiamo il cuore straziato non solo perché Melania non c’è più, ma anche perché per il suo omicidio è stato condannato il marito che è anche il padre di mia nipote: la piccola Vittoria che adesso non ha una mamma e non ha un papà», sospira Michele allargando le braccia, «in tutta questa storia non ci sono vincitori, ma solo sconfitti». Parole che non lasciano spazio a dubbi. Feroci come feroce è stato l’omicidio di Melania Rea, massacrata alla vigilia di Pasqua con trentacinque coltellate, nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella in provincia di Teramo, e morta dopo una lunga agonia. «Un giorno», aggiunge il fratello Michele senza mai abbassare Io sguardo, «la piccola Vittoria saprà come è morta la madre. Saprà che è stato il padre, Salvatore Parolisi, a ucciderla. Ma quando tutto questo  Noi non sapevamo che tra loro due c’erano problemi , sarà per noi un grande dolore, inferiore soltanto allo strazio che abbiamo provato per la morte di mia sorella Melania. Adesso», ribadisce, «sarà necessario lavorare per preparare Vittoria alla verità: con l’aiuto di persone qualificate le diremo tutto sulla scomparsa della mamma». Socdiiude gli occhi, Michele, ripensando alla bambina. Poi aggiunge: «Chiede sempre di Melania, ogni giorno. La nonna che la sta accudendo già da oltre un anno e mezzo le dice con tutta la dolcezza possìbile che la sua mamma è in cielo. Ma l’aspetta un’altra verità, più terribile. E quando gliela diremo sarà molto brutto per noi tutti. Quel giorno il dolore diventerà più acuto. Oggi Vittoria, che non fa altre domande, sa che il papà è rinchiuso in un posto dove vanno le persone che hanno latto cose cattive». Vittoria, che aveva dici otto mesi quando Melania è stata uccisa, ha compiuto tre anni poche settimane là: a festeggiarla c’erano come sempre nonna Vittoria, nonno Gennaro e zio Michele che, alla luce anche della sentenza pronunciata la scorsa settimana dal giudice Tommolini che priva Parolisi della patria potestà, intendono chiedere al tribunale dei minori l’affidamento definitivo della bimba. «Non è una novità, per noi è giusto che sia così», ribadisce Michele Rea che racconta di «rapporti logorati» con la famiglia di Salvatore Parolisi: «Se non ci fosse Vittoria» ammette, «non avremmo più niente da dirci. È andata così». A Michele, intanto, resta il rammarico di non aver capito prima chi fosse Salvatore ». E aggiunge: «Melania non ha mai lasciato trasparire la verità sui problemi che erano emersi nel corso del toro matrimonio. Non ce ne aveva mai parlato, forse per non farci preoccupare. Sapevamo soltanto che era felice. Se ci avesse chiesto aiuto, se ci avesse raccontato come stavano le cose, forse, adesso non saremmo qui a piangere. Invece lei ha amato e si è fidata di un uomo che in realtà non l’ha mai ricambiata. Siamo delusi e amareggiati per avere accolto in casa l’assassino di mia sorella: il dolore, per questo, è immenso. E vederlo impassibile in aula, mentre si parlava di Melania, mi ha infastidito tantissimo. È stata una mancanza di rispetto nei confronti della donna che è stata sua moglie. E se un domani, altri giudici dovessero dargli ragione e dovessero scarcerarlo, per noi resterà sempre Siamo preoccupati per la crescita di nostra nipote l’assassino di Melania. Perché non abbiamo dubbi: è stato lui ad ammazzare mia sorella». Papà Gennaro Rea, presente in aula fino al momento della sentenza, lancia un appello, affinché «Salvatore si ravveda, parli e ci dica la venta, raccontando i particolari che non conosciamo. L’incubo», dice, «non finirà mai. Perchè dopo l’inferno processuale, continuerà quello della vita».