Almeno sono cacciatrici più che vittime. Quando la loro leader, nascosta dal velo monacale e masticando un grosso sigaro, lancia contro di voi un missile ringhiando tra i denti un “Vai con Dio, bastardo!”, è difficile trattenere una risata. Specialmente se il livello si apre con 47 abbigliato con una vestaglia corta decorata con degli ananas. Il livello Saints è fantastico, specialmente mentre inseguite il team d’assalto in un fitto campo di granturco di notte. Le guardie non faranno che sbattere contro i fusti, mentre gli spari illumineranno il campo. Una morte lenta Il gioco è anche esteso: ci sono volute 11 ore per finire i 20 livelli, anche se andavamo di fretta. Potete aggiungercene altre quattro o cinque, se giocate con più calma, senza contare la voglia di rigiocare una sezione. Ritorna poi il multiplayer di Contracts: una volta scelto un livello e tre obiettivi, potete realizzare il record battere per gli altri. Praticamente permette di sfidare i vostri amici con degli obiettivi sempre diversi. In generale, il gioco è un prodotto fantastico: con una storia cupa e ironica a base di morte e rappresaglie, riesce a riproporre la tensione mutevole dei giochi stealth di qualche anno fa, ma presentandola in un modo assolutamente moderno. Ci sono momenti in cui vi chiederete “Come lo faccio questo? Ma posso farlo?”, quando magari scoprirete certe armi o accessori, e, perla prima volta nella serie, è uno sparatutto davvero soddisfacente. Il level design migliorato permette di scatenare l’inferno creando il caos solo in un’area circoscritta l’intero livello. E vi andrà sicuramente di sparare qualche colpo, perché le armi sono eccellenti: rumorose e violente. Il fucile silenziato è forse la migliore arma finora apparsa nella storia dei videogiochi: è come uno starnuto di Dio. Lunico motivo per cui non ha ottenuto il massimo dei voti è il suo gameplay già noto. Lo abbiamo apprezzato dall’inizio alla fine, ma non è stato in grado di dare al gioco lo scossone capace di arrivare al massimo. Absolution riesce però a offrire una bella storia e un’esperienza gratificante come poche altre, quest’anno. Abbiamo dovuto aspettare sei.

 

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