Alle sue spalle, la curva salta, balla, sventola centinaia di bandierine a stelle e strisce e soprattutto canta: «Four-more- years». Altri quattro anni. È in questo clima di festa che Barack Obama prende la parola dal palco di Chicago, la sua città adottiva, all’1.38 di ieri mattina (le 7.38 in Italia). E da lì pronuncia il discorso del trionfo: passionale e per nulla banale, forse il messaggio più bello di tutta la sua costosissima campagna elettorale. C’era voluta più di un’ora e mezza, però, prima che il rivale Mitt Romney gli concedesse la vittoria, con il tradizionale colpo di telefono dal suo quartier generale di Boston. Nongli tornavano i conti su alcuni Stati perduti per una manciata di voti. Poi, aveva ammesso pubblicamente la sconfitta con la signorilità e l’eleganza che contraddistingue sempre i politici di queste parti: «Auguro al presidente di riuscire a guidare la Nazione fuori da questa situazione difficile». La notizia Alle 23.14 (le 5.14 in Italia) era stata la televisione «nemica» Fox a rompere gli indugi e consegnare con un anticipo forse eccessivo ad Obama il contesissimo Ohio. Erano i Grandi Elettori che mancavano per il Bingo finale. A ruota, tutte le altre emittenti confermavano la notizia. Ma pochi minuti dopo era lo stesso presidente a esporsi con un tweet significativo: «Grazie di tutto: altri quattro anni per merito vostro». Era fatta, anche perché la maggior parte degli Stati in bilico (Michigan, Iowa, Wisconsin, Colorado, Virginia) cadevano, uno dopo l’altro, in mano democratica. Alla fine un’elezione senza troppe sorprese. Intanto a New York, l’Empire State Building sanciva il successo democratico illuminandosi d’azzurro, il loro colore. Mentre a Harlem e in altre sacche di sostenitori obamiani, la gente danzava impazzita di gioia. Era il momento in cui il presidente appena rieletto sfoderava la sua perla oratoria. Parole «bipartisan» che arrivavano dritte al cuore degli americani: «Le discussioni a cui avete assistito in queste settimane sono il simbolo più evidente della libertà di cui godiamo. Nondobbiamo mai dimenticarci che in tante Nazioni, molte persone rischiano la propria vita per conquistarsi questo sacrosanto diritto e la possibilità di votare come abbiamo fatto noi questa notte». Invocato Non sarà l’unico passaggio toccante di un discorso che dura una ventina di minuti. Arrivano i ringraziamenti alla First Lady Michelle («Non sarei l’uomo di oggi se 20 anni fa non l’avessi incontrata, non l’ho mai amata tanto»), alle figlie Malia e Sasha (cresciutissime dalla vittoria del 2008), al vicepresidente Joe Biden e alla squadra di collaboratori che lo ha aiutato a tornare alla Casa Bianca. La folla lo invoca come dentro a uno stadio. E lui, con la voce afona di chi per mesi si è sgolato in giro per l’America, prende in prestito una famosa frase di Ronald Reagan dopo la rielezione del 1984: «Abbiamo lottato, ci siamo rialzati e sappiamo che gli anni migliori sono ancora davanti a noi». Ma il Congresso rimane spaccato a metà, così come il Paese (Obama ha ottenuto più voti globali, ma con una maggioranza risicata), e governare non sarà semplice.

Un abbraccio. Sincero, appassionato. Il tweet di Barack Obama, postato poco dopo l’arrivo dei risultati, ha già fatto la storia. Il cinguettio presidenziale, «Four more years» e annessa foto con Michelle, ieri è stato ritwittato oltre 730 mila volte, stracciando il record che apparteneva a Justin Bieber: il suo «Riposa in pace, ti voglio bene» dopo la scomparsa di una piccola fan era stato rilanciato «soltanto» da 220 mila persone. La foto in questione è diventata anche la più popolare su Facebook, dove ieri sera aveva oltre 3 milioni e 600 mila «mi piace». Ilmondocinguetta Barack presidente anche dei social network dunque. Del resto lui per primo ha creduto nella potenza del mezzo: i tweet ai suoi 22 milioni di follower nell’ultimo giorno di campagna elettorale sono stati cinque volte superiori di quelli spediti da Mitt Romney, seguito soltanto da un milione e 700 mila anime. E la gente apprezza: subito dopo l’annuncio della vittoria di Obama il microblog ha registrato un traffico record di 327 mila messaggi al minuto. Su Twitter poi sono arrivati da tutto il mondo complimenti e parole commosse per la rielezione del presidente. I politici in massa hanno concentrato il loro pensiero su queste presidenziali in 140 caratteri: dal premier inglese David Cameron a quello russo Dmitry Medvedev, dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy al segretario generale Nato Anders Fogh Rasmussen. Tutte belle parole, così come dai nostri Renzi, Vendola o Maroni, tanto per citarne alcuni. La vera voce fuori dal coro è quella di Donald Trump, da sempre pro Romney, che dopo i risultati ha twittato a raffica: «Il mondo sta ridendo di noi», «Queste elezioni sono una farsa», «Non siamo una democrazia». Ovviamente si è mobilitato in massa anche il mondo dello sport e dello spettacolo: cinguettii euforici sono arrivati da LeBron James, Magic Johnson, Mike Tyson e da Giuseppe Rossi, italo-americano doc; poi Lady Gaga (con tanto di foto), Rihanna, Justin Bieber, Mariah Carey, Katy Perry, Snoop Dogg, Will.i.am e Michael Moore. Due tweet (notevoli) dal papà di Playboy Hugh Hefner: «Mentre stavo giocando a domino con le ragazze abbiamo ricevuto la notizia. Stiamo festeggiando» e «Abbiamo ascoltato Obama, ora buonanotte. Il meglio, per tutti noi, deve ancora venire».

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