Si fece aiutare da un medico? «Sì, prima di partire per la Spagna andai da un analista perché gli attacchi di panico sono una malattia psicologica. Ma non servì a molto. Il medico mi prescrisse anche degli ansiolitici, ma io, che non ho mai amato i farmaci, decisi di farcela solo con la forza di volontà. Portavo sempre in tasca quella boccetta di ansiolitici, ma non ne ho mai preso uno. E riuscii comunque a stare meglio, prendendomi una pausa e rinunciando a molte cose». A che cosa rinunciò? «Prima ero inarrestabile: correvo da un capo all’altro dell’Italia per fare una serata in discoteca dopo l’altra, facevo vita mondana, mi lanciavo nei bagni di folla, avevo un incontro di lavoro dopo l’altro. Tutte cose che mi entusiasmavano e mi facevano guadagnare. Ma che erano anche la causa del mio male. Così, rifugiandomi in Spagna, dissi basta, rinunciai ai guadagni e pensai solo a riposare. Insomma, i sei mesi in Spagna furono un toccasana, e via via gli attacchi di panico diminuirono, fino a quando mi sentii pronto a rientrare in Italia». E come andò al rientro? «Tornai dall’analista, che si complimentò per i miei progressi e mi consigliò di riprendere sì i miei impegni, ma a un ritmo rallentato. Poi riallacciai la relazione con Linda, però dopo pochi mesi decidemmo di chiudere perché la magia era svanita. Ma avevo la scorza dura, e trovai dentro di me la forza per risollevarmi e ricominciare. Ecco, questo è il percorso che mi ha portato a combattere gli attacchi di panico, che adesso, dopo tanta fatica, sono praticamente svaniti e non mi preoccupano più». E la sua “rinascita”, quella che ha portato al Costantino di oggi, è passata anche per la cura del l’aspetto fisico. «Sì, nel mio periodo nero, quando pensavo solo a guarire, avevo un po’ trascurato il mio aspetto, mi ero lasciato andare. Quando ne sono uscito e ho ingranato di nuovo la marcia per ripartire con il lavoro, ho pensato innanzi tutto a ritrovare la forma: ho iniziato ad andare in palestra ogni giorno per quaranta minuti ». Un allenamento intenso. «Per me è niente rispetto al passato ». Perché? Prima quanto si allenava? «Ho iniziato con la palestra a sedici anni. Allora mi allenavo tre o quattro ore al giorno per sette giorni alla settimana. Avevo il tempo per farlo perché lavoravo di notte: prima come ragazzo immagine nelle discoteche e poi come spogliarellista, attività in cui è fondamentale avere un corpo atletico e muscoloso. All’epoca per me il fisico era tutto, diciamo che era il mio principale “strumento di lavoro”. Curavo in particolare i pettorali, per averli sempre scolpiti, e gli addominali, per sfoggiare la cosiddetta “tartaruga”, di cui ero orgoglioso. In palestra mi ammazzavo, ma ero felice». E che cosa mangiava? «Appena sveglio, ingoiavo sei albumi d’uovo, un “beverone”, una bomba di proteine, che serve a rinforzare i muscoli. Poi, nel corso della giornata, evitavo come la peste i fritti e i dolci e cercavo di mangiare poca pasta e poco pane. E anche dopo, quando negli anni di Uomini e Donne fui sommerso dagli impegni, correvo in palestra ogni volta che potevo e cercavo di allenarmi almeno per due ore». Insomma, per il suo corpo ha fatto motti sacrifici. «Sì, come tutti quelli che tengono al proprio corpo e vogliono restare in forma, ho sempre messo in conto i sacrifici. Ma penso anche che esista una “palestra per ogni età”, infatti oggi non ho più la voglia e la forza di fare tre ore di palestra». Che tipo di esercizi fa? «Inizio con un allenamento per i muscoli dorsali: faccio quindici minuti di vogatore e di trazioni alla sbarra. Poi passo alle braccia, alle quali dedico un altro quarto d’ora: uso i pesi e il bilanciere per i bicipiti. Infine alleno le gambe con una macchina speciale e chiudo con alcuni minuti di stretching e addominali. Per me, rispetto ai passato, è un allenamento leggero, di mantenimento, infatti la famosa “tartaruga” non c’è più. Ma andare in palestra con regolarità richiede comunque impegno, e io sono soddisfatto così». Segue una dieta? ««Semplicemente sto attento a tavola. Mangio la pasta e il pane soltanto a pranzo. A cena, invece, carne o pesce. E limito gli alcolici: al massimo mi concedo un bicchiere di vino a pranzo, mentre la seia non bevo mai, anche perché, se non lavoro, me ne resto tranquillo a casa: non faccio più la vita frenetica di un tempo».

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