In breve, parando gli attacchi attiveremo una sorta di bullet-time che ci consentirà di disarmare, uccidere, lanciare o utilizzare con fantasia il malcapitato (per esempio come scudo umano per ripararci dai colpi delle baionette). Ogni spettacolare animazione ci regalerà l’innegabile soddisfazione di una nostra paternità, anche nelle sparatorie. Idem con contorno d’insalata per le battaglie navali: proprio come intuì Nintendo EAD nel 1996 con Wave Race, la dinamica e fluttuante fisica dell’acqua è ciò che può rendere un’esperienza basata su di essa una pietra miliare o un totale fallimento. E le sezioni sulle navi valgono da sole il prezzo intero del biglietto. Ma l’Anvilnext (il nuovo engine grafico) non stupisce solo davanti a un muro d’acqua di dieci metri illuminato minacciosamente nella notte tra lo scrosciare di tuoni e fulmini. L’estate, l’inverno, le praterie e i boschi penetrati da rigogliosi ruscelli, è tutto talmente vivo che quasi ci si aspetterebbe anche capace di emanare odori e stimoli olfattivi. Assassin’s Creed 3 non è soltanto il più bello da vedere, il più esteso e il più ricco dell’intera saga: ci troviamo di fronte al culmine creativo di questo brand, che rischia di schiudersi davanti agli occhi dei più scettici come un vaso di Pandora. Ubisoft l’ha fatto davvero, ragazzi. Lunga vita all’assassino.

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