Curioso come nel mondo del cinema, così come in quello dei media in generale, sembra che i produttori, ovvero coloro che devono finanziare i prodotti da mettere in commercio, se posti dinanzi all’alternativa qualità/ velocità scelgano a occhi chiusi, senza pensarci un istante, la seconda istanza. E non si tratta affatto di un discorso riguardante la rispettabilità o meno di queste figure professionali – troppo spesso ingiustamente attaccate – dato che tra i produttori di Code Name: Geronimo figurano proprio coloro che hanno contribuito a portare sullo schermo The Hurt Locker della regista Kathryn Bigelow. La cineasta, che vinse l’Oscar grazie a quel film che raccontava una storia di dipendenza da adrenalina e situazioni ad alto rischio, è attualmente impegnata nella fase di post produzione di Zero Dark Thirty, un film incentrato proprio sulla caccia a Osama Bin Laden, il leader di A l Qaeda. Lo stesso drammatico fatto di cronaca fa quindi da sfondo ai due film, ma l’approccio sembra essere molto differente. Se con tutta probabilità la Bigelow, da vera autrice, si concentrerà sul lato d’azione in maniera personale, in modo da scandagliare ancora una volta psicologie ossessionate dal perseguimento di un obiettivo, John Stockwell, il regista di Code Name: Geronimo ha scelto un’altra strada. Il film si concentra, infatti, sulla preparazione della missione messa in piedi dalla CIA, come risposta al passaggio di dieci anni dai fatti dell’11 settembre, e sulle vite dei membri dei Navy Seals impiegati nel segretissimo tentativo di eliminare il nemico pubblico numero 1 degli Stati Uniti d’America. Ad accrescere la tensione e la confusione dell’eterogeneo gruppo di militari contribuisce anche la scelta dei diretti superiori di non rivelare nulla riguardo al reale obiettivo dell’azione, portandoli a riflettere sul valore delle loro vite e sulla necessità di obbedire ad ordini apparentemente insensati. Il cast del film lascia emergere l’effettiva entità del budget messa a disposizione dello staff artistico. La presenza di attori come Kathleen Robertson, che i più giovani ricorderanno come la Claire del vecchio telefilm Beverly HiLLs 90210, il rapper prestato al cinema Xzibit e Cam Gigandet, specializzato in pellicole d’azione di serie B, non sono sicuramente degli interpreti di grande spessore né di grande richiamo, nonostante l’aspetto psicologico e drammatico prevalga per larga parte della durata del film su quello più propriamente action. Neanche per quanto riguarda la regia ci si possono aspettare grandi cose, dato che John Stockwell è il colpevole della realizzazione di terrificanti abomini filmici come lo slasher Turistas e il th rille r Trappola in fondo al mare, il cui selling point principale era la visione di Jessica Alba in bikini, ci teniamo a ricordarlo. Il pregio maggiore del film, quindi, come richiamato all’inizio, è quindi proprio quello di arrivare per primi su una vicenda molto controversa, al limite del complottismo, che ha fatto e continuerà a fare la storia del mondo contemporaneo. Sarebbe poco lungimirante aspettarsi altro.

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