Non è mai facile migliorare e ampliare un ottimo videogioco realizzandone un sequel superiore in tutto, soprattutto quando il titolo in questione si chiama Borderlands. Lo sparatutto con forti connotati da gioco di ruolo realizzato nel 2009 da Gearbox Software è stato infatti idolatrato da critica e pubblico, arrivando a vendere contro ogni più rosea aspettativa oltre 4,5 milioni di copie in tutto it mondo. Tre anni dopo il team di sviluppo capitanato da Randy Pitchford torna sul pianeta Pandora per ambientarvi uno dei sequel più attesi del 2012. La formula di gioco non è cambiata poi molto rispetto al predecessore, affidandosi ancora una volta a classiche meccaniche da sparatutto in prima persona e condendo il tutto con solidi elementi ruolistici. ben visibili sia nell’enorme quantità di armi e armature da raccogliere, acquistare e modificare, sia nella crescita del proprio alter ego da scegliere all’inizio tra quattro diverse classi. Naturalmente l’approccio al gioco cambia a seconda del personaggio scelto, passando da accenni più stealth nel caso di ZerO a modelli più incentrati sulle armi da fuoco (Salvador), sulle abilità mentali (Maya) e sulle micidiali torrette offensive (Axton). Il giocatore ha inoltre a disposizione un mondo vastissimo e caratterizzato da un’enorme varietà di ambientazioni e dì varianti cromatiche, scelta tutt’altro che banale o risaputa quando si ha a che fare con uno sfondo post-apocalittico. Tantissime anche le quest e a rendere l’esperienza di gioco ancora più diversificata contribuiscono i personaggi non giocanti, ognuno con linee di dialogo al limite del demenziale, look indescrivibili e una simpatia a dir poco contagiosa. Se Borderlands 2 è avvincente e già in singolo garantendo almeno 50 ore di gioco, con il multiplayer cooperativo online tutto diventa ancor più esaltante e longevo. 1 combattimenti si fanno più impegnativi, le ricompense migliorano per quantità e qualità, le tattiche di gioco diventano più profonde e varie e la possibilità di curare un compagno ferito aggiunge ulteriore spessore al gameplay. Il comparto grafico è un altro punto a favore del gioco sia grazie a invenzioni cromatiche quasi “lisergiche”, sia all’utilizzo del cel-shading unito all’Unreal Engine 3, che assicura un’ottima fluidità anche con PC non particolarmente potenti e al tempo stesso offre un look cartoonesco davvero originale e fuori dagli schemi. Difetti? Giusto un livello di difficoltà non sempre calcolato al meglio e qualche bug nel comparto visivo, ma per il resto l’operazione sequel di Gearbox Software è riuscita alla grande.

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