Se stessimo parlando di politica estera, potremmo riferirci alla situazione attuale come a una “polveriera” pronta a esplodere. Trattandosi di tecnologie, possiamo più serenamente parlare di un confronto a tutto campo tra i colossi che fino a oggi si sono divisi il mercato. La verità, però, è che la battaglia che si sta combattendo tra i vari produttori non è mai stata così dura e. soprattutto, non è mai stato cosi alto il premio in ballo: chi uscirà vincitore dallo scontro finale potrà mettere le mani su tutto. Il re è nudo Per più di 30 anni il mondo dei computer ha visto il predominio assoluto da parte di Windows e pensare che l’ordine costituito potesse essere messo in discussione era semplicemente assurdo. A sgretolare le certezze di Microsoft ci hanno pensato smartphone e tablet, i due “mostriciattoli” che hanno dirottato l’interesse degli appassionati di tecnologia mettendo in discussione il primato assoluto del computer (desktop o portatile che sia) come “punto di riferimento “. Il colosso di Redmond ha scoperto che non basta più avere l”85% del mercato computer per tenere a bada i concorrenti. Anzi: lo scarso successo nei nuovi settori mobile rischia di mettere a rischio quello che si poteva considerare un patrimonio acquisito. Lo scontro, infatti, non è più tra prodotti o sistemi operativi, ma tra “ambienti”. A dimostrarlo ci sono i dati di mercato del settore notebook, in cui Apple ha guadagnato una fetta straordinariamente importante. La diagnosi è chiara: gli utenti usano più dispositivi e scelgono un sistema che li integri, tutti. La partita, quindi, si gioca su entrambi i fronti. Chi sfonda nel settore tablet e smartphone attrae clienti anche nel mondo computer. Chi ne rimane fuori, rischia di finire ai margini. Errore di valutazione Dalle parti di Redmond ci hanno messo parecchio a capire dove tirasse il vento. D’altra parte la presenza di Microsoft nel mercato mobile è sempre stata timida, quasi che l’azienda fondata da Bill Gates si sentisse obbligata a proporre una sua piattaforma per i telefoni “intelligenti” ma lo facesse controvoglia, senza alcun entusiasmo. I terminali Windows Mobile non sono mai stati esaltanti e. al debutto di iPhone. sono stati semplicemente spazzati via. Nell’arco di pochi mesi, quella che sembrava essere una nicchia per impallinati si è trasformata nel mercato più dinamico e appetitoso del settore. Il tentativo di recupero, con lo sviluppo di Windows Phone e l’alleanza col gigante (in crisi) Nokia, non convince nessuno e tanto meno i ragazzi di Steve Ballmer. Anche a livello di opinione pubblica, l’alleanza tra i due suona come una scelta forzata tra chi ha sbagliato tutto (Microsoft dormendo sugli allori e Nokia puntando su Symbian) e ora cerca di recuperare in extremis. Il terzo incomodo Come se non bastasse, ci si è messa anche Google con il suo Android che, a voler azzardare paragoni, ha sfruttato nel settore mobile la strategia che ha portato al successo Microsoft nell’ambito computer. A differenza di Apple, che si ostina a voler produrre sia l’hardware che il sistema operativo con t u t to il principale software. Microsoft e Google si sono proposte nei due settori solo come sviluppatori software, lasciando che i dispositivi venissero prodotti da altri. Se Google non avesse saturato il mercato con Android. Microsoft avrebbe trovato più facilmente degli alleati per la sua rincorsa ad Apple. Tutti i produttori hardware, però, hanno da tempo imboccato la strada della collaborazione con Google e ora Ballmer ha le sue gatte da pelare per trovare qualcuno pronto a scommettere sui sistemi Windows. Un ostacolo particolarmente evidente nel settore dei tablet. Se in quello degli smartphone l’alleanza con Nokia riduce un po’ lo svantaggio, la presenza di Android nel mercato tablet è un ostacolo insormontabile, che impedisce a Microsoft di trovare un partner convincente per sfondare. Settore strategico Stando così le cose, sono proprio i tablet a rappresentare la chiave di volta di tutto il sistema Questo per diversi motivi, non ultimo il fatto che molti utenti sembrerebbero disposti a utilizzare questi dispositivi al posto dei normali portatili. È vero che i tablet in circolazione hanno una potenza di calcolo decisamente inferiore a qualsiasi notebook, ma buona parte delle persone usa il computer per navigare, comunicare tramite email. chattare via messenger e lavorare su documenti che i tablet non hanno nessuna difficoltà a gestire. L’unico limite è quello della scarsa praticità nell’uso delle tastiere virtuali, ma prodotti come l’EeePC Transformer di Asus hanno dimostrato che può essere superato senza troppi problemi. In secondo luogo i tablet rappresentano “l’anello mancante” tra smartphone e computer: basta guardare iOS e Windows per rendersene conto. In pratica, un tablet si può considerare come un grosso smartphone o un piccolo PC. Il risultato non cambia. Se si prende per buona la teoria del “trascinamento” all’interno dell’ambiente cui si accennava prima, chi conquista il settore tablet può sperare di attrarre gli utenti anche negli altri due settori. Il grande azzardo Il nodo centrale dell’assalto Microsoft è l’operazione Surface. Il nuovo tablet di Microsoft rappresenta l’ultimo tentativo di forzare la mano e cambiare i destini di una battaglia che per la casa di Redmond ha preso una bruttissima piega. L’idea è quella di gettare in campo un prodotto strepitoso, in grado di conquistare il pubblico degli appassionati e rilanciare alla grande l’ambiente Windows nel mobile. Non si tratta di una mossa improvvisata e per averne la conferma basta guardare alle caratteristiche di Windows 8. Come abbiamo rilevato più volte in queste pagine, il nuovo sistema operativo è decisamente sbilanciato sul touchscreen. Una caratteristica che nei “classici” computer non ha cittadinanza e che assume senso compiuto soltanto se si parla di tablet o “ibridi”, una categoria che fa riferimento al già citato Transformer (ma anche ad altri) e che in futuro potrebbe avere spazi ben più ampli. Semplificando, possiamo dire che gli sviluppatori di Windows 8 avevano in mente più Surface che le classiche postazioni desktop. Anche l’introduzione dello Store. che riprende il modello introdotto prima da Apple e poi da Google nel settore mobile, sembra una mossa cucita addosso a un sistema che vuole sfondare nel settore mobile.

Alleati traditi? L’operazione Surface. se si guarda alla storia di Microsoft, ha caratteristiche del tutto inedite. Il colosso americano, infatti, lancia sul mercato per la prima volta un prodotto fatto tutto in casa, abbandonando il suo ruolo di sviluppatore software per abbracciare la “filosofia Apple”, che ha sempre preferito occuparsi sia dell’hardware che del sistema operativo e del software. Vero che quella di Microsoft è una soluzione dettata dalla mancanza di alternative credibili, ma le conseguenze di questa scelta rischiano di essere pesanti. Negli ultimi 30 anni, Microsoft ha intessuto relazioni con decine di produttori di computer basandosi su un patto chiaro; a loro la produzione dell’hardware. a lei quella del software. Ora le cose cambiano radicalmente e produttori come Dell. Acer. HP e simili scoprono che il partner di ieri è diventato il concorrente di oggi. Le reazioni dei produttori, infatti, non si sono fatte attendere. Nel momento in cui scriviamo, la cronaca ha già registrato le dichiarazioni di Acer che. rivolta a Microsoft, ha ammonito: “Non è una cosa che siete bravi a fare, pensateci due volte”. Un consiglio spassionato o una vera minaccia? Che cosa accadrebbe se i produttori di computer abbandonassero il sostegno più o meno esplicito all’ambiente Windows per approdare ad alternative (Linux?) meno impegnative? Surface fa paura Le reazioni scomposte di fronte all’annuncio di Surface non sono dovute solo alla rottura di uno status quo che molti consideravano rassicurante, e lo stesso ingresso di Microsoft nel mondo dei tablet, tutto sommato, non è un evento tale da far tremare le vene ai polsi dei produttori. Quasi tutti, infatti, hanno da tempo abbracciato il progetto Android e a oggi le possibilità che i tablet con Windows 8 possano cancellare con un colpo di spugna il mercato dei dispositivi equipaggiati con i sistema di Google sono esigue. Surface. però, rischia di impattare pesantemente su un altro settore: quello degli Ultrabook. i computer portatili ultra-sottili che stanno vivendo un periodo di rodaggio piuttosto incerto. I parametri del format disegnato da Intel impongono l’utilizzo di tecnologie al top e. di conseguenza, una fascia di prezzo non proprio “popolare”. Risultato: gli Ultrabook stentano. Secondo gli ultimi dati diffusi, nei primi sei mesi del 2012 ne sono stati venduti solo 500.000. Non si conosce il numero esatto di MacBook Air venduti nello stesso periodo, ma considerato che Apple vende circa 10 milioni di portatili all’anno, è chiaro che in questo settore la casa della Mela se la sta cavando decisamente meglio. Ed è proprio qui che rischia di inserirsi Surface. La versione Windows 8 Pro del tablet somiglia un po’ troppo a un notebook ultra-leggero (sistema Windows, processore Intel Core i5, tastiera integrata nel coperchio e dotazione di porte USB) ed è potenzialmente un concorrente formidabile in grado di annullare anni di investimenti nel settore. Di più: l’arrivo del gioiellino di Microsoft rischia di rappresentare la mazzata finale a un progetto sui cui molti puntano per il futuro. Store a doppio taglio? Se i produttori di hardware tremano, non tutti gli sviluppatori software guardano a Windows 8 con simpatia. L’introduzione dello Store cambierà radicalmente il modo in cui gli utenti sceglieranno i programmi da installare sul loro computer o tablet. E non è detto che sia un cambiamento in meglio. Agli esordi, l’Apple Store è stato dipinto come una grande risorsa per gli sviluppatori indipendenti, che potevano avere facilmente, visibilità per i loro programmi. All’inizio di agosto, però, una ricerca di Adeven. società specializzata nel monitoraggio delle vendite online di App. ha messo in luce un dato inquietante. Delle 650mila App presenti nello Store di Apple, ne vengono acquistate o scaricate soltanto 250mila. Le altre non vengono nemmeno visualizzate. La colpa sarebbe del concetto stesso di Store, che garantisce più visibilità alle App più popò lari e relega nel dimenticatoio il 60% dei software disponibili. Considerando che il successo di Windows su Apple in passato si è giocato anche sul gran numero di software indipendenti compatibili con il sistema Microsoft, la casa di Redmond rischia di giocarsi una delle sue armi più efficaci per tenere a bada il concorrente nel settore computer, a tutto vantaggio (probabilmente) di Linux. Troppa Xbox Rimanendo al software, ma spostando l’attenzione sul settore videogiochi, con Windows 8 si inaugura una stagione di stretta integrazione con la piattaforma Xbox Live. L’idea ricalca quella di “ambiente unico” da sempre proposto, ancora una volta, da Apple. Nelle intenzioni di Microsoft questo dovrebbe portare acqua al mulino della già lanciatissima console di gioco, ma nel mondo dei videogame c’è chi non digerisce proprio questa rivoluzione. Tra questi c’è anche Valve, l’azienda che da anni gestisce la popolare piattaforma Steam per l’acquisto online di videogiochi. L’amministratore delegato Gabe Logan Newell ha definito Windows 8 “catastrofie ha addirittura minacciato irottare Steam su piattafor- Linux. A complicare le cose ‘è il fatto che su Steam, almeno fino a oggi, sono disponibili anche i videogiochi Microsoft e quelli legati Xbox Live. Insomma: anche in questo settore gli scossoni non mancheranno.

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