Dead Space ha reinventato la formula del survival horror, portando speranza in un genere ultimamente assai criticato (se non boicottato) dalla stampa e dagli stessi consumatori. E sebbene l’ingegnere spaziale Isaac Clarke appaia profondamente cambiato nel corso di questi quattro anni (tra il primo e il secondo capitolo, tanto per dirne una, ha acquistato finalmente la parola), i punti fermi che hanno caratterizzato il gameplay della serie in passato sembrano ritornare tutti anche in questo terzo episodio, come abbiamo verificato personalmente durante una prova a porte chiuse della Gamescom 2012. Ma ora chiudete gli occhi, e gustatevi insieme a noi questo nuovo incubo interattivo nel dettaglio… Old School Neanche il tempo di prendere il fiato, che ci ritroviamo sbalzati (letteralmente) nello spazio senza ossigeno, tra esplosioni e gravità zero, cercando disperatamente di afferrare il nostro casco spaziale che galleggia beffardamente tra i detriti, e concludendo la nostre folle corsa all’interno di un’astronave di ricerca abbandonata. Dai toni familiari che rimandano all’Ishimura per atmosfere e colori, questa nuova ambientazione si allontana drasticamente dal pianeta innevato visto nella demo di Dead Space mostrata all’E3. DualShock alla mano, vengono subito introdotte le nuove meccaniche di gioco: è ora possibile camminare accovacciati in stile Metal Gear Solid, con il modulo cinetico aperto a nuove opportunità. Alcuni meccanismi, infatti, richiederanno l’utilizzo d’ingranaggi o leve a distanza, con soluzioni molto più fantasiose rispetto agli scorsi capitoli. Ma una volta impugnata la fidata lama al plasma, scopriremo che i nostri colpi sono lenti… dannatamente più lenti dell’adrenalinico e frenetico secondo capitolo, mentre i Necromorfi sono ancora più agilio che in passato, e ci faranno saltare dalla sedia come da tradizione. Mentre ci addentriamo per lo scenario rugginoso e oscuro, sembrerà quasi di sentire addosso il peso della nostra tuta, uno dei tasselli fondamentali per l’intera economia del gioco fin dalle sue origini. Oltre alle differenze riguardo alle modalità di gioco, abbiamo avuto di provare finalmente il nuovo tool per creare vere e proprie nuove armi, così come modificare quelle già in nostro possesso, utilizzando particolari oggetti da raccogliere sparsi per le aree di gioco (almeno per una volta, essere un ingegnere avrà i suoi vantaggi). Potremo tirare fuori un lanciafiamme con un lanciagranate come sparo secondario, ad esempio. Il livello di modifiche attuabili sull’arsenale è impressionante, e rende il combat system di Dead Space 3 evoluto e soprattutto diverso dalla concorrenza: se poi tutti gli ingredienti mostrateci rimarranno al loro posto, la terza venuta dei Necromorfi potrebbe anche rivelarsi la migliore di sempre!

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