Tre euro e una manciata di centesimi a utente: una quotazione davvero misera se paragonata al fatturato annuale di Facebook. 5 miliardi di dollari entreranno probabilmente nelle casse del social network più amato del web grazie al debutto a Wall Street. Facebook ha scelto il 18 maggio 2012 per piazzare le prime azioni sul listino tecnologico Nasdaq e ha trasformato la startup di studenti universitari in un club di milionari, pur dopo il pesante ribasso sofferto nei giorni immediatamente successivi. A causa della drastica perdita di valore delle azioni negli Stati Uniti è partita la class action degli acquirenti nei confronti della Morgan Stanley, la banca che ha curato l’Ipo (Offerta Pubblica Iniziale) di Facebook, la quale ha dichiarato, nei giorni in cui scriviamo, che rimborserà gli azionisti che hanno pagato più di 43 dollari per azione. In attesa che la quotazione di Facebook si stabilizzi, abbiamo chiesto a un esperto finanziario un’opinione sulla quotazione in Borsa del social network. Cosa cambierà per gli utenti Facebook? L’aspetto più importante: Facebook continuerà ad essere gratuito, anche se l’azienda, fino alla stabilizzazione in Borsa, non sarà in grado di pronunciarsi sul proprio futuro. I cambiamenti sono inevitabili: l’introduzione della tanto criticata Timeline segna l’inizio del rinnovamento che riguarderà anche altri settori. Un esempio: attualmente Facebook assegna obbligatoriamente a ogni utente un indirizzo email sulla base dello username. L’acquisto di Instagram, un’app per condividere le foto, dimostra che con le acquisizioni possono essere integrati nuovi servizi. Si potranno anche vendere o noleggiare brani musicali e film, un esperimento già iniziato con l’integrazione di Spotify, il servizio di streaming musicale, e dei primi film per le sale prodotti dai grandi studios. Inoltre Facebook svilupperà nuove forme pubblicitarie e anche in questo caso si profila un’altra novità: le applicazioni per iOS e Android visualizzano per il momento la pubblicità. A quale scopo? Per guadagnare. Con l’ingresso in Borsa, il social network dovrà sottostare alla pressione trimestrale, comunicare ogni tre mesi i risultati aziendali e accontentare investitori e analisti con un volume d’affari e un fatturato in continua crescita. Perché Facebook vale così tanto? Non c’è un hardware, non è un servizio vero e proprio, il prodotto Facebook siamo noi utenti. 845 milioni sparsi nel mondo e il numero aumenta vorticosamente nei mercati emergenti come India e Brasile. Gli utenti che comunicano tra loro, si scambiano informazioni e giocano. In altri termini: circa 1,7 miliardi di occhi che vedono contenuti e pubblicità permettono a Facebook di dominare il mercato e assumere una posizione di rilievo paragonabile ad aziende di successo come Google o Amazon. Gli addetti ai lavori stimano che la quotazione dell’azienda supererà i 100 miliardi di dollari dopo la capitalizzazione. Google per esempio è valutata il doppio ma realizza un fatturato dieci volte superiore. Entrambi i colossi riconoscono che gran parte delle entrate deriva dalla pubblicità che, nel caso di Facebook, corrispondono all’85%. Questo vuol dire che Facebook vende i dati degli utenti. Grazie alle informazioni personali rivelate dagli stessi utenti, le aziende possono distribuire la pubblicità in maniera più mirata rispetto a un normale sito web, a un giornale o alla televisione. E con oltre 400 milioni di utenti di applicazioni che vedono la pubblicità, gli introiti aumentano a grande velocità. Il secondo punto di riferimento del modello economico di Fb è l’ecosistema delle applicazioni, in particolare quello dei giochi. Facebook guadagna sugli acquisti in-app pagati con i Facebook Credits il 30% per ogni transazione. Solo il produttore di giochi Zynga (tra cui FarmVille) nell’ultimo anno è stato responsabile del 12% del fatturato Facebook.

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