C’era una volta il mecenatismo all’italiana, un movimento fondato da presidenti danarosi disposti a tutto pur di far rotolare il pallone sui verdi campi di calcio del Bel Paese e rendere felici milioni di tifosi italiani. Finché un giorno arrivò una devastante crisi finanziaria (sotto le mentite spoglie del terribile”spread”) e le aziende di questi illustri patron furono improvvisa mente travolte dai debiti. Che fare per non chiudere bottega? Per prima cosa, furono impacchettate le stelle più radiose della Serie A e portate in dono a qualche generoso sceicco; successivamente, si moltiplicarono gli abbonamenti satellitari per vedere tutti quei campioni che nel giro di qualche anno furono allontanati dagli stadi italiani; infine, quando la nostalgia cominciò a sopraffare la mente di tutti gli sportivi, non restò che gettarsi sul calcio virtuale. Se l’eterno dualismo tra la serie calcistica di Konami e quella di EA si è risolto negli ultimi anni a favore di quest’ultima, non possiamo dimenticare le vittorie a mani basse collezionate con grande facilità dai ragazzi di Seabass nel nuovo millennio. Dopo le recenti scoppole (di critica e di vendite), Konami è corsa ai ripari, effettuando scelte drastiche: via l’artefice dei successi precedenti e dentro un team rinnovato per cercare di colmare il gap con l’avversario di sempre. Morale della favola: PES 2013 si presenta in ritiro con una preparazione massiccia da svolgere, altri schemi da assimilare e facce nuove da conoscere. NEL RETTANGOLO VERDE Abbiamo avuto l’opportunità di provare un codice d’anteprima di PES 2013 saggiando così alcune delle novità implementate. Le prime impressioni non sono negative, ma appare evidente come, anche questa volta, il rivale sia diverse lunghezze avanti. Rispetto a PES 2012, in questa versione 10 sviluppo del gioco appare più lento e ragionato, e questo ci piace. Un’altra nota di merito riguarda la tendenza della CPU a lanciarsi da una parte all’altra del campo in modo dissennato, che è stata limitata sensibilmente. Gran parte del merito per questo miglioramento è da ascrivere alla “Proactive All’Intelligenza Artificiale che gestisce i movimenti dei giocatori sul rettangolo verde. Per ciò che concerne la fase difensiva, possiamo dire che l’occupazione degli spazi è molto più convincente rispetto a quanto visto in PES 2012, mentre in attacco c’è ancora molto da lavorare, soprattutto quando si va in contropiede e non si trovano compagni a cui scaricare la preziosa sfera di cuoio. Le routine che gestiscono il motore fisico sono state riscritte e il movimento della palla appare più credibile nelle sue dinamiche rispetto al passato, ma la sensazione che tutto sia immerso in un vasetto di melassa c’è ancora, ed è particolarmente evidente se ci si ferma un attimo a osservare il semplice rotolamento della sfera. PLAYER ID 11 Player ID promette di tutto e di più, ma può essere sintetizzato nella “semplice” possibilità di replicare le giocate abituali di Ibra e compagni. Si tratta di un’ag giunta valida al gameplay, ma non si vive di sole stelle, e bisogna capire come funzionerà con i giocatori di seconda fascia. Passando oltre, c’è da menzionare il “Full Control”, una cosa vista in altri lidi tipo due edizioni fa, che permette un controllo a 360 gradi realistico, purtroppo al momento solo sulla carta. L’effetto “movimento sui binari”tipico di questa generazione di PES, infatti, non è ancora svanito completamente. Quel che di buono è stato introdotto è il controllo di suola, che consente agli atleti di prodursi in giocate ad alto coefficiente di spettacolarità, che funzionano per davvero. Per quanto riguarda i portieri, invece, nonostante le dichiarazioni roboanti di Konami abbiamo notato sì qualche passo in avanti, ma ci sono ancora diverse incertezze di troppo nelle uscite alte. Un destino già scritto anche questa volta, quindi? Può darsi, ed è inutile nasconderlo. Tuttavia, se è vero che ci sono un sacco di ombre, sarebbe sciocco non puntare il dito anche verso le diverse luci che hanno accompagnato le nostre partite. In altre parole, non sarà questo l’anno della rinascita, ma almeno passi avanti – concreti – rispetto al passato ci sono stati.

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