Nella fattispecie, la propensione dei ragazzi di Gearbox verso i primi due capitoli non ha certo provocato il totale annullamento delle successive idee (anche perché il gioco sfrutta i canoni ufficiali della serie, supervisionati dalla 20th Century Fox): come insegnano i titoli di Rebellion, la nozione sull’adattabilità fisica degli alieni, legata a doppio filo all’anatomia dell’organismo ospite, si sposa perfettamente al bisogno di varietà di uno sparatutto, esattamente come le qualità distruttive di armi quali l’M4A1 Pulse Rifle e l’M65 Smartgun, introdotte in Aliens: Scontro Finale e mai più abbandonate. Accanto agli elementi più ovvi, però, gli sviluppatori hanno voluto aggiungere dettagli gustosissimi intorno all’universo di Alien, con una dedizione addirittura magistrale alle opere originali: pellegrinaggi quasi religiosi hanno avuto luogo nelle case di Syd Mead (leggendario concept artist di Aliens: SF e Biade Runner) e di Ridley Scott, per confrontarsi con i maestri su due degli scenari più affascinanti e attesi dai fan, vale a dire gli interni della U.S.S. Sulaco e il misterioso relitto alieno sulla superficie di LV-426, rappresentato dal geniale Giger nel 1979. Di sicuro, confermiamo la bontà della ricostruzione della nave militare, protagonista di quanto abbiamo visto, mentre a livello di speculazioni “tematiche” riportiamo le voci più insistenti: in Colonial Marines potrebbero esserci riferimenti, volutamente vaghi, sull’origine artificiale degli xenomorfi, come arma biologica creata dagli Space Jockey (parenti dell’essere mummificato visto all’inizio di Alien). Questo, nello specifico, è quanto fanno intendere i legami fra il prequel cinematografico Prometheus, a ottobre in arrivo anche in Italia, e la trama di Aliens: Colonial Marines, nonostante la distanza di decine di anni tra la timeline delle rispettive ambientazioni. E state pure certi che la Weyland-Yutani, la cattivissima corporazione di Alien, ha sicuramente un ruolo in entrambe le storie: per questa compagnia, come per altre (reali), il rischio di apocalisse è solo una remota possibilità, di fronte all’ingordigia del profitto. SFUMATURE ALIENE Le poche cose dette sulla demo le potete ampliare (quasi) a piacimento, vista l’aderenza ad atmosfere e luoghi della saga: dalla nuova astronave dei marine, la U.S.S. Sephora, si passa presto sul ponte della Sulaco, accolti dal “cordiale”benvenuto degli alieni e da alcuni cimeli del passato, come i resti dell’androide Bishop sul pavimento dell’hangar principale. E non manca nemmeno l’introduzione, già nelle prime battute (il dimostrativo è ambientato all’inizio del gioco), di una nuova variante xenomorfa, caratterizzata da uno stile marcatamente stealth per l’attacco e gli aggiramenti (chissà, magari l’ospite era il Kikko). Ciò che conta davvero, però, è il modo con cui elementi vecchi e nuovi sono stati rappresentati: luci e illuminazione dinamica richiamano i film originali in maniera sorprendentemente precisa, soprattutto quando i marine si trovano a brancolare nel buio (mentre il celebre rilevatore indica, come sempre, posizione e velocità degli xenomorfi), con un piccolo fascio di luce rossa a spezzare le tenebre. Addirittura, in termini di dialogo visivo con il film, i grafici di Gearbox hanno compiuto uno studio sulla pellicola usata da James Cameron, così da restituirne l’esatta tonalità con i filtri di post-processing. Quanto mostrato finora, tra l’altro, girava su un PC bello pompato, mentre le versioni per console dovranno subire un corposo downgrade per funzionare al meglio. Ciò non cambia il conteggio del poligoni, intendiamoci, comunque tarato sulle possibilità di Xbox 360 e PS3, ma è pur sempre una bella cosa da dire. Per il resto, attendiamo con impazienza di provare la parte ambientata sull’astronave Sephora: il gran numero di membri l’equipaggio, più di 400 unità, fa pensare a un vero scempio di carni e coscienze.