Se posizioniamo un righello da 30 cm a una distanza di circa 17 metri, la variazione angolare fra i suoi estremi rispetto ai nostri occhi sarà di circa un grado. In altre parole, se lo immaginiamo come la base di un triangolo isoscele dove il nostro occhio costituisce il terzo angolo, quest’ultimo misurerà un grado. A mano a mano che ci allontaneremo, il righello ci sembrerà sempre più piccolo fi no a che. a una distanza teorica di 1.746 metri, i suoi due estremi ci sembreranno sovrapporsi. Quella è. di fatto, la risoluzione di un occhio umano particolarmente acuto, pari a 0.6 minuti di arco o a 0.6 sessantesimi di grado a dir si voglia: qualunque oggetto posizionato a una distanza pari a 5.730 volte la sua lunghezza (1.746 metri diviso per 30 cm) ci apparirà come un punto. Quando il pixel sparisce Grazie a semplici funzioni matematiche, possiamo dunque approssimare la distanza a cui due pixel di determinate dimensioni ci appariranno perfettamente contigui, senza poterne distinguere nettamen te i bordi. Oppure, vice versa, quanto debbano essere piccoli i pixel alla distanza di lettura per ottenere il medesimo risultato. È una valutazione che facciamo anche inconsciamente, molto più spesso di quanto crediamo: magari al negozio di elettronica prima di acquistare un televisore nuovo. In ogni caso, a una distanza di circa 30 cm. cioè quella tipica di uno smartphone, questo valore si può approssimare a 300 punti per pollice e. non a caso, il compianto Steve Jobs non esitò a dire che ì’iPhone 4. il primo prodotto con l’innovativo Retina display, sarebbe stato nitidissimo e ultra-leggibile poiché la sua definizione da 326 punti per pollice “supera quella dell’occhio umano”. Un’affermazione forte, come vediamo nei nostri approfondimenti, ma non priva di qualche verità. Diverse versioni Creare schermi con una simile densità non è affatto semplice, soprattutto se teniamo conto del fatto che i più diffusi display per computer hanno valori compresi fra i 75 e i 96 punti per pollice. I televisori di grandi dimensioni possono presentare valori addirittura inferiori, ma questo solitamente non è un problema perché si osservano a distanza maggiore. Apple, in ogni caso, ha compreso molto bene l’importanza della cosa e ha proseguito sulla stessa strada, dotando anche i suoi prodotti successivi di display “a densità maggiorata”. L’i Pad 3 dispone di uno schermo che, nelle medesime dimensioni dei suoi predecessori, stipa il quadruplo dei pixel, passando da 1024×768 a 2048×1536 pixel. Il nuovo MacBook Pro ne ha uno da addirittura 2880×1800 pixel, quattro volte un normale schermo da 1400×900 pixel. Calcolando il corrispondente numero di punti per pollice, emerge una progressiva diminuzione: 326 dpi sull’iPhone4. 264 sull’iPad3, “solo” 220 sul MacBook Pro. Un problema? No. se ricordiamo che questi tre dispositivi vengono normalmente osservati da distanze diverse. Lo spazio che intercorre fra il display e il nostro naso, insomma, compensa adeguatamente la perdita di densità dei pixel. Vantaggi collaterali Perché disporre di un numero maggiore di pixel, se poi la quantità di informazioni visualizzate sullo schermo alla fine è la stessa? Una definizione maggiore consente di ricorrere in modo meno invasivo a tecniche come l’antialiasing che. di fatto, ci salva ogni giorno dalle scalettature di obliquità e caratteri aggiungendo pixel di colori intermedi dove, normalmente, vedremmo una scaletta. Su un display Retina, insomma,

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