Dopo i telefonini, i «tablet »: Google perfeziona il suo «software» per i sistemi mobili lanciando una nuova versione della piattaforma Android, ma soprattutto si tuffa nella rischiosa sfida del mercato dell’ «hardware». Acquistata un anno fa Motorola, che produce soprattutto «smartphone», ieri è venuto il momento del lancio spettacolare del suo nuovo «Nexus7» di Google davanti a un pubblico sterminato di fan: seimila suoi sviluppatori riuniti al Moscone Center di San Francisco per la conferenza annuale, più altri 35 mila che hanno seguito l’evento in altre sale e unmilione di spettatori collegati in diretta sul canale dedicato di YouTube. Il piatto forte è stato il debutto del nuovo «tablet», ma la «svolta manifatturiera» dell’azienda di Mountain View è confermata anche dal lancio— sempre nella manifestazione di ieri — di NexusQ, un apparecchio di forma sferica per lo «streaming» dei giochi e di altrimedia, e dalla prima presentazione pubblica di «Project Glass», gli occhiali sperimentali di Google basati sulle tecnologie della «realtà aumentata». Non ancora pronti per il lancio commerciale, ma già venduti agli sviluppatori che li avranno, in prova, dall’inizio dell’anno prossimo. E se il «tablet», Google come tecnologia e come marchio, è materialmente prodotto a Taiwan dalla Asus, NexusQ è un prodotto «made in Usa»: una prima manifestazione concreta dell’intenzione «patriottica» dell’azienda californiana di riportare, per quanto possibile, la sua produzione manifatturiera negli Stati Uniti. Ma la competizione con Apple e con Facebook—le aziende di maggior successo nella tecnologia del mobile e nelle reti sociali — resta accesissima per Google che in più di un caso si trova a dover inseguire. La «convention» di ieri, aperta tra trionfalismi e qualche preoccupazione, rischiava l’immagine di uno spettacolo in tono minore, col «numero uno» dell’azienda, Larry Page, impossibilitato a pronunciare il discorso d’apertura permotivi di salute (ha perso la voce) e il ruolo di punta sul palcoscenico affidato al vicepresidente «anziano » Vic Gundotra e al capo di Android, Hugo Barra, che ha annunciato il lancio di 4.1 Jelly- Bean, la nuova versione del sistema operativo per strumenti mobili: la piattaforma «open source» ormai installata su ben 400 milioni di apparecchi. Ma, col presidente Eric Schmidt discretamente seduto in seconda fila, con una blusa color salmone, solo e impegnato per tutto il tempo in un «texting » furioso, lo spettacolo ha avuto un’impennata in puro stile «yankee» con l’irruzione sul palcoscenico del cofondatore Sergey Brin. Pantaloni e maglia neri, Brin ha finto di interrompere le presentazioni tecniche dei nuovi prodotti per improvvisarsi regista di un lancio di paracadutisti dotati dei nuovi «Google Glass». Tutto in diretta, con le immagini e i commenti, attimo per attimo, di tutti i protagonisti: un team di Google che era a bordo di un dirigibile sospeso nel cielo di San Francisco. In meno di cinque minuti le battute dalla cabina, il lancio, i commenti in volo e l’atterraggio sul tetto del Moscone Center. Poi giù con funi e moschettoni lungo le pareti dell’edificio e arrivo trionfale nella sala della mega convention. Un modo per lanciare sul piano mediatico—ma non ancora quello commerciale — questi «occhiali del futuro». Quando saranno disponibili? Quali caratteristiche avranno? Non è ancora chiaro, ma non siamo più nel futuribile: Brin ha annunciato che gli sviluppatori americani (fuori dagli Usa ci sono problemi legali) che lo vorranno possono ordinare subito una versione sperimentale dei «Google Glass»: costo 1.500 dollari, consegna all’inizio del 2013. Quanto al «Nexus7», il prodotto col quale Google entra nel mercato dei «tablet» è «low cost» e più piccolo dell’i- Pad: ha uno schermo di 7 pollici e sarà in vendita sul mercato americano a partire dal metà luglio al prezzo di 199 dollari. Molto potente — è basato su 4.1 JellyBean, il nuovo sistema operativo di Android di cui abbiamo appena detto—ha, tuttavia, alcuni limiti (ad esempio una sola telecamera, frontale, adatta per «chattare»), che fanno pensare a un’operazione commerciale mirata soprattutto a battere il «Fire» di Amazon e il nuovo «Surface» di Microsoft senza entrare in concorrenza diretta (almeno per ora) col più sofisticato e costoso iPad di Apple. La sfida sembra essere quella di creare un mercato più vasto per i «tablet» economici, impresa per ora non riuscita a nessuno.

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