Dopo il debutto piatto dell’esordio, ieri Facebook ha accusato un vero e proprio crollo al Nasdaq con le azioni che hanno perso fino al 12%, a quota 33,51 dollari e trascinando con sè molte aziende del comparto internet, come LinkedIn, Yelp e il social network cinese quotato sul Nyse Renren. Per gli analisti il deludente debutto di Facebook si spiega con la valutazione del social network ritenuta eccessiva. Il prezzo di collocamento (38 dollari) era pari a 104 miliardi di dollari, ovvero 107 volte gli utili riportati negli ultimi 12 mesi, più di qualsiasi altra azienda dello S&P 500 ad eccezione di Amazon e Equity Residential. Inoltre, mentre Google, che ha una valutazione di mercato di sole due volte superiore all’ azienda fondata da Mark Zuckerberg, fattura 37,9 miliardi di dollari, Facebook ha vendite pari ad ‘appenà 3,71 miliardi di dollari. Facebook è l’undicesima azienda internet a quotarsi in borsa quest’anno, e nel giorno del debutto aveva una valutazione di tre volte superiore a quella complessiva della altre 10 aziende. LinkedIn, seconda nella particolare classifica è valutata 10,07 miliardi di dollari. Forbes ha definito l’ipo di Facebook «un fallimento» giustificando il giudizio, che ha stupito i mercati, con «sette motivi». Il primo è che è avvenuta troppo tardi. A questo si aggiunge il fatto che l’amministratore delegato, Mark Zuckerberg, «disdegna gli investitori. Non ha mai voluto che fosse quotata e questo è diventato ovvio nel corso del road show quando Zuckerberg si è nascosto in bagno costringendo il pubblico ad aspettarlo e quando è salito sul palco con la felpa». Il terzo motivo è che Facebook non ha lasciato niente per gli investitori comuni. Il quarto è un debutto in un mercato incerto a causa dell’Europa: «al di là dell’Europa, maggio non è buon periodo per quotarsi. Gli ultimi decenni hannomostrato che la maggior parte dei guadagni in Borsa è realizzata fra ottobre e maggio». Forbes cita poi motivi più sostanziali: «la monotonia» di Facebook che ormai « inizia ad annoiare», il fatto che «non è necessario» e che l’industria dei social media di massa «è un catorcio».Ungiudizio che fa capire come anche per il social network dei record lo sbarco a Wall Street comporteràunsevero scrutinio. Intanto il commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, è tornato all’attacco sulle misure che Google dovrà presentare a Bruxelles a seguito dell’indagine sull’abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online. L’inchiesta antitrust dell’Ue è cominciata a novembre 2010. Almunia ha chiarito che il colosso del web dovrà presentare «proposte» altrimenti sarà la commissionead agire. Bruxelles ha inviato a Google una lettera con le proprie conclusioni in cui sottolinea di aver dato al gruppo «un’opportunità » per rimediare.

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