Gli analisti si interrogano inoltre sulla possibilità che Apple possa in qualchemodo «falsare» l’andamento dei listini a Wall Street: con una capitalizzazione di mercato di oltre 571 miliardi di dollari, oggi Apple «pesa» per circa il 12% nel Nasdaq e per il 4% nello S&P 500, mentre se si isola il settore tecnologico all’interno delloS&P500, Apple vale più di un quinto dell’intero comparto. Questo significa che una forte variazione di Apple al rialzo o al ribasso è in grado di deviare l’andamento dei due listini in modo significativo: dopo il massimo storico a 644 dollari per azione, Appleha avviatoun trend al ribasso che l’ha portata a perdere fino al 13%, un movimento che è stato avvertito comeun terremoto sui listini, proporzionalmente al peso del titolo su ciascuno di essi. Comunque sia, osserva l’analista Eric Slover di Barclays, «anche se Apple dovesse far male non siamo al 1999, non c’è una bolla sui tecnologici, Apple vende solamente a 16 volte gli utili annuali. Nel 1999 quando l’ingombro era rappresentato da Microsoft, l’azienda di Bill Gates vendeva a circa 75 volte gli utili».