Ricordate il film «Minority Report», in cui il detective John Anderton interpretato da Tom Cruise visualizza ovunque dati, grafici e notizie? La realtà aumentata è un po’ come il web invisibile di Steven Spielberg: uno strato di informazione digitale accessibile senza dover utilizzare un telefono, un computer o un iPad. Un’ipotesi che, grazie all’annuncio del «Project Glass» di Google, si è fatta più vicina. L’azienda di Mountain View ha dichiarato, infatti, di star lavorando a un prototipo di occhiali digitali che permetteranno di visualizzare in tempo reale informazioni rilevanti su quello che state facendo. Avete bisogno di sapere dove si trova il bancomat più vicino? Chiedete al sistema di indicarvi la strada e una mappa apparirà davanti ai vostri occhi con le indicazioni. Avete notato il poster di un concerto a cui volete partecipare? Scattate una foto e dite al sistema di comprare un biglietto per quell’evento. Il prototipo che Google ha reso pubblicomostra un paio di occhiali dotati di un display posizionato al di sopra dell’occhio. Le lenti sono connesse a una serie di applicazioni web che trasmettono dati e permettono all’utente dimandare e ricevere messaggi e interagire con le varie app attraverso comandi vocali. C’è anche una camera incorporata in grado di fare foto, registrare video e trasmetterli in streaming in tempo reale. L’idea di Glass non è nuova ma arriva da una lunga tradizione di ricerca che lavora per rendere la tecnologia trasparente e invisibile. L’aumento delle possibilità di interazione, consumo e produzione di contenuti digitali ha reso il rapporto con i nostri gadget quasi compulsivo. L’utente medio controlla il suo smartphone in media 150 volte al giorno, una volta ogni sei minuti e mezzo. Per il momento il progetto di Google sembra essere solo un prototipo, anzi un video che descrive in modo narrativo una serie di potenziali usi dello strumento. È un concept ambizioso e ben disegnato. Ma dall’idea al prodotto in vendita, il percorso è lungo e pieno di ostacoli. Integrare un alto numero di funzionalità in un solo gadget sarà difficile quanto inventare un nuovo iPhone. In questo caso, la sfida è anche più complessa perché l’interfaccia del gadget è invisibile, mentre l’iPhone può contare sullo schermo. Ci sono poi rischi estetici. E poi il pubblico potrebbe non essere pronto ad abbandonare lo schermo. Senza contare il problema dell’accesso ai dati, che sta già affossando gli operatorimobili, non ancora in grado di sostenere la domanda con le reti esistenti. «Project Glass» sembra essere solo l’inizio di un percorso ambizioso ma l’annuncio prematuro è anche un chiaro segnale a Facebook e Apple nella competizione per la costruzione del sistema integrato di comunicazione più versatile e pervasivo. Si tratta del primo esperimento di Google nel campo del wearable computing, ma il colosso web sembra occupare al momento la posizione più favorevole. Possiede una piattaformamobile (Android), un social network (Google+), il sistema dimappe più utilizzato al mondo (Google Maps), il sistema di email più utilizzato al mondo (Gmail), un calendario integrato (Gcal), senza contare il motore di ricerca dominante, un browser che ha raggiunto il trenta per cento del mercato in due anni. «Creare un sistema oppure finire schiavo di quello di un altro uomo». Lo ha scritto William Blake. Ma avrebbe potuto scriverlo Steve Jobs, Mark Zuckerberg o Sergey Brin. È la frase che meglio rappresenta cosa c’è dietro all’annuncio di Google: la corsa alla costruzione del sistema più completo e pervasivo per evitare di finire schiavo del sistema dell’altro.

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