Yahoo accusa Facebook. Nel mirino dieci brevetti e alcune tecnologie per la gestione delle reti sociali online. E ancora: alcune app risucchiano i nostri dati dal cellulare. Senza il consenso dell’utente. I consumatori insorgono, Apple è costretta ad intervenire. Sono solo due casi eclatanti tra le tante battaglie legali scoppiate in rete negli ultimi tempi. Il mondo digitale è un Far West con poche regole e zero confini? Nasce il digital law, il diritto digitale.Ma siamo ancora ai primi vagiti. «I digital lawyer sono quegli avvocati che si occupano di tematiche legate alweb, alla proprietà intellettuale e alla privacy» spiega Riccardo Rossotto, senior partner di R&P Legal, tra i primi studi legali in Italia ad occuparsi di new media (e cioè di protezione del copyright, Intellectual Property, identificazione delle pubblicità, disciplina dei concorsi a premi, tutela privacy verso i cookies, diffamazione o denigrazione su Facebook, Twitter, YouTube, contrattualistica e così via). «Temi indubbiamente complessi: c’è il problema della velocità della trasmissione dati, della transnazionalità e ovviamente quello della mancanza di fisicità della rete. Ma le aziende oggi per raggiungere milioni di consumatori devono per forza andare su web». E dunque per gli studenti e i neolaureati in giurisprudenza si aprono nuove prospettive. Il mercato degli avvocati è ormai saturo. Mentre molto spazio e molte opportunità di lavoro si stanno creando per i digital lawyer, professionisti che sostengono le imprese nella valorizzazione del brand e del business in rete. Secondo datiMcKinsey l’industria italiana online vale già oggi 31,6 miliardi di euro, pari a circa il 2% del Pil nazionale. (Per avere un termine di paragone basta considerare che l’agricoltura pesa per un 2,63%). E Boston Consulting Group stima che l’economia digitale italiana nel 2015 avrà un valore di almeno 59 miliardi di euro, cioè oscillerà tra il 3,3% e il 4,3% del Pil. Negli ultimi tre anni le piccole medie imprese che usano Internet come volano per marketing e vendite sono cresciute più in fretta rispetto a quelle offline. Senza costi aggiuntivi hanno raggiunto e conquistato clienti internazionali e assumono più persone. Sono dunque più produttive. «La generazione dei nuovi avvocati nella fascia d’età tra i 25 e i 35 anni sono grandi frequentatori della rete» continua Rossotto. R&P Legal ha costituito un team specializzato di giovani e non solo che ha assistito per esempio la giapponese Sharp contro un blogger per un caso di diffamazione a mezzo internet. E ancora ha sviluppato per Hawaianas piani di brand protection per contrastare gli illeciti contraffattivi online. «E dunque ai giovani consiglio di unire competenza e passione. Accanto al percorso tradizionale un master specialistico a livello universitario o postuniversitario». Tra l’altro la facoltà di giurisprudenza e il Politecnico di Torino hanno attualmente allo studio anche un Osservatorio sulle tematiche della professione del giurista digitale.

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