Larry Page da tempo non aveva dubbi: la Big G doveva assolutamente entrare da protagonista nel campo dei social network. E quando il cofondatore di Google ad aprile è subentrato a Eric Schmidt come ceo della multinazionale c’è stata un’accelerazione. Così dopo mesi di sussurri, è arrivata l’ora per Mountain View di lanciare la sfida definitiva a Facebook, «mostro» ormai da 700 milioni di utenti— e il cui fondatore, Mark Zuckerberg, è stato proclamato ieri da Forbes terzo magnate «tecnologico» più ricco del mondo, superando proprio i cofondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. Ecco quindi Google+, da leggere «plus» , un progetto che vuole integrare tutti gli strumenti web del motore di ricerca e declinarli verso quella che ormai è la parola d’ordine tassativa di ogni attività online: condividere. Il nuovo servizio, al momento ancora riservato a pochi utenti che potranno accedere alla fase di «testing» tramite invito (così come era stato nel 2004 per Gmail), non è in realtà il primo tentativo di Google di sviluppare un progetto «social» . Ma i progetti precedenti, da Orkut a Buzz e Wave, non sono certo passati alla storia. Se non come tra i pochi fallimenti della onnipotente Big G. In Rete già si sollevano dubbi sulla tempestività di Google+, in arrivo proprio nella settimana che dovrebbe essere decisiva per la (s) vendita da parte di Rupert Murdoch e della sua Newscorp di MySpace, social network che in pochi anni è stato letteralmente masticato e ridotto ai minimi termini dalla creatura di Zuckerberg, quel Facebook che non solo ha superato Google come numero di utenti unici, ma che sta surclassando il motore di ricerca anche come pagine viste. Secondo alcuni esperti, entro tre anni Fb potrebbe rappresentare da solo più della metà dell’intero traffico web. Ecco perché il colosso di Mountain View deve correre ai ripari per provare a difendere una leadership in Internet sempre più evanescente, con la piovra Facebook da un lato e la corsa ad handicap sul «cloud computing» dall’altro. Perché dopo iCloud di Apple, presentato a inizio giugno, martedì è stata la volta di Microsoft a lanciarsi «nelle nuvole» con Office 365: il pacchetto con Word, Excel, Outlook e Powerpoint che potrà essere utilizzato direttamente online, senza installazione sul proprio computer. Con la possibilità, appunto, di condividere in diretta il proprio lavoro. La Big G, che con Docs aveva anticipato tutti, si trova ora a dover inseguire anche qui. Google+nelle intenzioni dell’azienda dovrebbe essere la risposta a tutti i problemi. Il nuov o s i s t e m a d i s o c i a l networking si basa su cinque pilastri, strumenti integrati come detto per rilanciare su ogni tavolo. «Circles» è la base, uno strumento per creare gruppi di amici differenziati con cui condividere riflessioni, notizie, immagini e quant’altro. Un sistema che mette l’accento sul concetto di privacy, forse il terreno più scivoloso per Facebook: invece di «condividere» con tutti, selezionare a monte i contenuti e i «friends» con cui farli appunto circolare. Un altro aspetto che differenzia Google+da Facebook da questo punto di vista è il fatto che Circles è un sistema aperto, come da filosofia aziendale, dove si possono invitare utenti anche se non sono iscritti a Google+. Se «Instant Upload» vuole essere la risposta alla nuvola di Apple, permettendo di inviare dal proprio cellulare foto e video all’album personale online e di condividerlo in tempo reale con un gruppo di amici, «Hangouts» è invece il cloud dedicato alla produttività: un ecosistema digitale che permette — tramite chat— a un numero fino a dieci persone di lavorare insieme, contemporaneamente. La funzione consente inoltre di sapere su quali siti stanno navigando i propri amici. Infine, «Sparks» è un aggregatore che aggiorna gli utenti su tutti i contenuti — video, immagini, news, blog — che rispondono a una determinata chiave di ricerca, mentre «Huddle» dovrebbe aiutare chi ha una vita sociale intensa a coordinarsi in tempo reale con gruppi selezionati di amici tramite sms. Magari per provare a incontrarsi anche nella vita reale.

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