«Siamo online per scuotere un po’ il torpore italiano e quello del mercato dei motori di ricerca ». MassimoMarchiori, matematico all’Università di Padova conosciuto nel mondo per essere «l’inventore» dell’algoritmo che sta alla base del successo di Google (era il 1996), presenta così il suo progetto tutto italiano, Volunia. Motore di ricerca ma non solo: un servizio che vuole essere anche «social» per trasformare la navigazione in Rete in un’attività meno legata ai vincoli imposti dalle multinazionali del digitale. Il sito da poche ore è aperto alla sperimentazione di circa centomila addetti ai lavori sparsi in tutto il mondo che in questi giorni stanno testando le funzionalità di Volunia. I risultati della prova diretta però al momento non sono esaltanti, così come si può leggere anche online sui blog: «Il motore di ricerca non va». Marchiori mette le mani avanti e spiega perché la cosiddetta «fase beta» è stata resa pubblica anzitempo. «Al momento abbiamo indicizzato solo l’1% del web, troppo poco perché i risultati delle ricerche possano essere soddisfacenti», spiega il 40enne veneto. «Ma abbiamo voluto andare online proprio per mostrare la bontà della nostra idea, una rivoluzione di Internet. Abbiamo bisogno della fiducia dei navigatori e di attrarre nuovi investitori». L’avventura è partita con i due milioni dell’imprenditore sardo Mariano Pireddu, perché il progetto possa andare avanti servono altri soldi. L’approccio al sito senza questa premessa è sconfortante. La ricerca Corriere della Sera rimanda al sito Corriere.it al primo posto, ma già la seconda occorrenza non c’entra nulla: si tratta della pagina di Wikipedia sul film «L’ombra della sera». Il professore di matematica non si scompone: «L’algoritmo semantico di Volunia ancora non è attivo, gli indici che abbiamo messo online al momento sono ancora rigidi», spiega al Corriere. «Ci vorranno altri sette mesi, ma quando saremo a regime i navigatori potranno provare un’esperienza della Rete completamente diversa». Questa è la portata della sfida a Google: se è difficile arrivare a competere con il colosso di Mountain View, si può però dimostrare che i risultati dati dal motore della Big G non sono «oggettivi ». E dunque che il web può essere scoperto in un altro modo: il peso dei risultati viene dato dal «significato» dei siti e dei link, in modo da essere più «personale » e aderente a quanto vogliamo cercare. Ecco l’idea alla base di Volunia, che è stato presentato al pubblico lunedì scorso con il motto «Seek & Meet». Cerca e incontra. Si chiama «social browsing » ed è un modo diverso di stringere legami online: gli «amici» vengono scelti non perché già conosciuti nella vita reale, ma in base agli interessi e ai percorsi condivisi in Rete. Una volta raggiunta una pagina web tramite Volunia, questa può essere visualizzata come una casetta, circondata da altri edifici che sono i link e i siti collegati. «Queste mappe sono interattive emodificabili dai navigatori che — spiega Marchiori—possono così ridisegnare la loro Rete come vogliono». La metafora del matematico italiano è quella degli utenti della Rete che sono come delle galline chiuse in gabbia. Il progetto di Volunia è di liberarli per farli razzolare liberi sul web.

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