Senza la banda larga l’Italia è «sull’orlo della retrocessione in serie B» . A lanciare l’allarme è stato il presidente dell’Autorità per le comunicazioni, Corrado Calabrò. Che ieri, nella sua relazione annuale al Parlamento, ha avvertito: «La percentuale di abitazioni connesse alla banda larga (fisso e mobile) è inferiore al 50%, a fronte di una media europea del 61%» . Inoltre «esiste ancora un 4%di digital divide da colmare, cui si aggiunge circa il 18%della popolazione servita da adsl sotto i 2 Mbit al secondo» . Tutto questo «potrebbe anche precludere all’Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga» . A rischio è la crescita del Paese. «Destinare anche solo 80 MhZ alla banda larga mobile comporterebbe per l’economia italiana una creazione di valore tra gli 11 e i 19,6 miliardi» , ha indicato Calabrò. Il freno italiano? La riluttanza ad assumere «precisi impegni contrattuali che assicurino la convergenza sull’obiettivo, con investimenti condivisi» . Il presidente di Telecom Franco Bernabé non è d’accordo. «Telecom e gli altri operatori stanno investendo per far fronte alla crescita del traffico e siamo confidenti che le reti mobili, reggano nonostante la forte concorrenza» , ha commentato. Quanto alla banda larga fissa, «l’eccesso di regolazione ci impedisce di partire. Siamo come i ciclisti pronti a partire che sono tenuti per la sella» . Di banda larga si è discusso ieri a Milano anche durante la presentazione del libro «Banda stretta» (Bur), scritto da Francesco Caio insieme con il giornalista del Corriere, Massimo Sideri. Alla tavola rotonda, moderata da Beppe Severgnini, hanno partecipato anche Vittorio Colao, ceo di Vodafone, e Alessandro Profumo, ex numero uno di Unicredit. Il tema vero è che la banda larga cambia i vecchi paradigmi: non servirà tanto a trovare un lavoro, quanto a crearlo. «L’abbassamento dei costi delle transazioni riduce la scala minima delle aziende per competere. E questa è un’enorme opportunità» , ha affermato Caio. Colao condivide: se fosse al governo, darebbe subito «una fortissima spinta all’infrastruttura fissa e mobile» per cogliere le possibilità della rivoluzione digitale. Ma per la banda larga «servono innovazione, investimenti e concorrenza» , ha sostenuto, insistendo in particolare sul tema della concorrenza, che è «molta nelle reti mobili, un po’ meno in quelle fisse» , e «quasi inesistente nel campo dei motori di ricerca, dove Google ha il 90%del mercato» . Per Profumo il problema non sono tanto gli investimenti, ma l’indipendenza del regolatore e la chiarezza del quadro normativo. «Tutti i sistemi concessionari sono finanziabili, purché esista un sistema regolatorio chiaro» , ha assicurato da ex banchiere. Intanto si è fatto un passo avanti sulla gara per le frequenze 4G. Ieri si è riunito il Comitato dei ministri. Il bando sarà pubblicato il prossimo 25 giugno, con la previsione di concludere la gara entro il 30 settembre.

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