Il nuovo paradiso terrestre dei topi di appartamento? I social network, in particolare Facebook dove, sin troppo disinvoltamente, spesso si concede l’amicizia a illustri sconosciuti. Nomi e cognomi anonimi, visi che anche tornando indietro di anni nella memoria, non ci ricordano nulla. Ma, a garanzia, una serie di ignari amici in comune, già inconsapevolmente caduti nella trappola. Così si clicca quel “conferma” che fa di noi potenziali vittime di astuti ladri. Perché, se molti usano la rete sociale più famosa del mondo solo per commentare gli avvenimenti del giorno o postare canzoni e poesie, una buona quota di utenti è irrimediabilmente attratta dal compulsivo bisogno di rendere noti almondoi particolari della propria vita quotidiana. Così, giorno dopo giorno, il social ladro impara tutto: che lavoro si fa, dove si abita (i più ingenui inseriscono nel proprio profilo anchel’indirizzo di casa), che posti si frequentano e a che ora si esce, i giorni in cui si è in vacanza. Scandagliato il profilo dell’utente, i predatori informatici tracciano una sorta di mappa delle abitudini delle prede e individuano il momento giusto per colpire. Che non a caso, come rileva una ricerca condotta dalle forze dell’ordine del Friuli Venezia Giulia, si è spostato dal buio della notte ad un orario fra le 17 e le 19, momento della giornata in cui si è registrato un aumento esponenziale dei furti di appartamento, già cresciuti del 12% nel 2010 a livello nazionale secondo i dati dell’Associazione nazionale forze di polizia. Il fenomeno, segnalato quando Facebook ha registrato il primo record di accessi, si è accentuato negli ultimi tempi, con le nuove applicazioni che permettono di comunicare attraverso il cellulare sulla bacheca di Fb, ma anche via Twitter, la propria posizione geografica e i progetti di spostamenti futuri (difficile resistere all’invio di una bella foto in tempo reale per rendere edotti gli amici sullo splendido luogo che si sta visitando). Una manna per chi è pronto ad agire di grimaldello. Uncurioso esperimento realizzato qualche anno fa da tre ricercatori olandesi può spiegare quanto la superficialità nel maneggiare le nuove tecnologie possa essere fatale. I tre misero a punto provocatoriamente un sito, Please Rob Me, che elencava “tutte le case vuote là fuori”, usando come banca dati i check-in effettuati dagli utenti su alcuni network dedicati alla condivisione di informazioni di geolocalizzazione, dimostrando così come la privacy per molti internauti è un concetto poco conosciuto e praticato. Nel 2009 la compagnia di assicurazione “Legal & General” ha diffuso un allarmante sondaggio dal quale emergeva che su 2092 utenti dei social network, circa quattro persone su dieci (il 38% degli utenti di siti come Facebook o Twitter), pubblicava i dettagli dei propri piani di vacanza e il 33% scriveva se si spostava nel week end. La società di ricerca europea cheha condotto il sondaggio ha inviato 100 richieste di amicizia ad estranei scelti a caso. Di queste, il13%è stata accettata su Fbe il92%su Twitter. Curiosità: gli uomini forniscono più informazioni on line, con il 13% che include il numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% degli uomini dà anche l’indirizzo di casa, contro il 4% delle donne. Spesso, poi, si pubblicano foto di feste in casa o si parla di nuovi acquisti e regali. Informazioni succulente per i nuovi social ladri.

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